Turchia, crollo della lira: Moody’s e Standard and Poor’s tagliano il rating

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 agosto 2018 9:18 | Ultimo aggiornamento: 18 agosto 2018 9:18
Turchia, crollo della lira: Moody's e Standard and Poor's tagliano il rating

Turchia, crollo della lira: Moody’s e Standard and Poor’s tagliano il rating (Foto Ansa)

WASHINGTON –  Dopo le montagne russe dei giorni scorsi la scure delle agenzie di rating internazionali si abbatte sulla Turchia. Sia Moody’s che Standard and Poor’s [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] hanno annunciato di aver ridotto la valutazione sul debito del Paese afflitto da una grave crisi economica e da forti tensioni valutarie.

Moody’s ha tagliato a Ba3 da Ba2 e ha cambiato a “negativo” l’outlook sulla tenuta creditizia del Paese. Una decisione presa dopo una analisi iniziata il primo giugno scorso e che aveva messo il rating della nazione sotto osservazione per una possibile bocciatura.

Per Moody’s la scelta si fonda soprattutto sul “continuo indebolimento delle istituzioni pubbliche turche” e sul fatto che le politiche della nazione sono sempre meno prevedibili. Valutazioni analoghe quelle di S&P, che ha declassato il debito sovrano in territorio ‘junk’ (spazzatura), citando l’estrema volatilità della lira e prevedendo una recessione nel 2019, aggiungendo così altri guai al Paese. L’agenzia ha abbassato il rating a B+ da BB, con un secondo declassamento nell’arco di un mese, e ha mantenuto stabile l’outlook.

La mossa arriva dopo che la lira ha perso circa il 40% del suo valore sul dollaro quest’anno. “Il declassamento – si legge nella nota – riflette la nostra previsione di una estrema volatilità della lira turca, mentre il risultante aggiustamento della bilancia dei pagamenti minerà l’economia turca. Prevediamo una recessione il prossimo anno”.

S&P prevede inoltre che l’inflazione raggiungerà un picco del 22% nei prossimi quattro mesi mentre l’indebolimento della lira metterà pressione sul settore delle aziende indebitate e aumenterà considerevolmente il rischio di finanziamenti delle banche turche.

“Nonostante gli accresciuti rischi economici, crediamo che la risposta politica delle autorità monetarie e fiscali turche sia stata limitata per ora”, nota l’agenzia. La crisi valutaria è stata aggravata dall’allarme degli investitori per l‘influenza del presidente Recep Tayyip Erdogan sulla politica monetaria (con la sua spinta per non aumentare i tassi di interesse) e dalle controversie con gli Stati Uniti per la mancata liberazione del pastore evangelico Usa Andrew Brunson, che rischia 35 anni di galera per accuse di spionaggio e terrorismo.

Washington ha imposto sanzioni a due ministri turchi e raddoppiato le tariffe su acciaio e alluminio, Ankara ha replicato con dazi per 533 milioni di dollari e boicottando i prodotti elettronici americani. Ma il presidente Donald Trump ha minacciato ulteriori sanzioni, assicurando che gli Usa “non staranno a guardare seduti”. Una minaccia che oggi ha fatto perdere alla lira turca oltre il 6% sul dollaro.