Un’altra “furbata” delle banche: i costi delle carte di credito. Indagine dell’Antitrust

Pubblicato il 17 Luglio 2009 18:46 | Ultimo aggiornamento: 17 Luglio 2009 19:14

carta-creditoAncora le banche, ancora un indizio, e che indizio, che degli istituti di credito fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, molto meglio. Il sospetto lo avanza ufficialmente l’Antitrust che apre un’indagine. Indagine su cosa? Sul fatto, per ora solo il sospetto ma fondato sospetto, che le banche gonfino i costi sulle carte di credito. Non che imbroglino i clienti, questo no. Però si sono, diciamo si sarebbero fino a prova contraria, messe d’accordo, avrebbero fatto “cartello” per scaricare tutte insieme e insieme solidali i costi sulla clientela. Tutte d’accordo vuol dire annullare la concorrenza, vuol dire in coro ai clienti: o ti mangi questa minestra, o paghi questa commissione, oppure salti dalla finestra, altro costo della carta di credito sul mercato non c’è.

L’elenco delle banche indagate dall’Antitrust è impressionante: Mps, Banca Sella, Bnl, Barclays, Deutsche, Intesa San Paolo, Istituto centrale delle banche Popolari, Unicredit. Cosa avrebbero fatto? Avrebbero stabilito che se usi una carta del circuito Mastercard, la gran parte appunto di quelle in uso, le commissioni pagate ad ogni transazione economica dall’esercente e dal possessore della carta sono appunto fisse e sottratte alla concorrenza. Cioè stabilite a priori dalle banche e sottratte alla concorrenza di mercato.

Indaga l’Antitrust e la Guardia di Finanza. Pochi giorni fa era stata la Consob a dire niente meno che le banche vendono le loro obbligazioni in condizioni di “non trasparenza”, cioè senza spiegare che le obbligazioni non hanno di fatto mercato e quotazione prima della scadenza. Prima ancora era stato il governo a dire che le banche facevano orecchio da mercante all’obbligo di cancellare la commissione di massimo scoperto. Invece che cancellarla, come da legge, l’avevano ribattezzata con altri nomi e mantenuta invariata se non aumentata. E prima ancora Bankitalia aveva calcolato ufficialmente quel che sa sperimentalmente ognuno che in banca va per un prestito o un mutuo. A parte la stretta del credito, se un prestito te lo danno, lo concedono a tassi reali poco inferiori a quando il tasso di sconto Bce era tra il quattro e il cinque per cento. Allora era prestito al sei, sette, otto per cento, cioè il tasso Bce più uno “spread” di circa il due per cento. Ora che il costo del denaro è di circa l’un per cento, lo “spread” bancario è più che raddoppiato ed è di quattro, cinque punti. Risultato: prestito a tasso reale del sei.

La banche non fanno beneficenza, sono aziende che lavorano per guadagnare. Però nel loro capitale sociale ci sarebbe anche la fiducia della clientela. Questa parte del capitale le banche l’hanno perduta e non fanno nulla per rientrare di questo default.