Unicredit: indagine dei pm di Roma sull’aumento delle quote dei libici

Pubblicato il 25 Novembre 2010 19:22 | Ultimo aggiornamento: 25 Novembre 2010 19:29

La procura di Roma ha aperto un fascicolo processuale intestato ”atti relativi a”, ossia senza ipotesi di reato e senza indagati, in merito alla correttezza delle operazioni che, lo scorso agosto, ha portato la quota del capitale di Unicredit nelle mani di due investitori libici al 7,58 percento.

Il fascicolo, affidato al procuratore aggiunto Nello Rossi, è stato aperto al fine di monitorare gli sviluppi del caso culminato nello scontro al vertice dell’istituto di credito, legato anche alle modalità di aumento delle quote della Central Bank of Libya (Cbl), di poco al di sotto del cinque percento, e di Libyan Investment Authority (Lia), 2,60 percento, e nelle dimissioni dell’allora amministratore delegato Alessandro Profumo.

Agli atti c’è una relazione della Consob, secondo quanto si è appreso, contenente i risultati di un accertamento svolto ad agosto ed iniziato con l’invio di richieste, tramite l’ambasciata italiana a Tripoli, a Cbl e Lia sulle loro percentuali di capitale Unicredit. Allo stesso tempo, l’organo di vigilanza della Borsa ha chiesto ai due investitori di chiarire se sussistano rapporti tra loro ed, in particolare, se ci siano accordi in comune per una loro partecipazione in Unicredit.

La risposta arrivata alla Consob è che i due istituti hanno propria autonomia ed indipendenza e che non esistono accordi comuni relativi ad Unicredit. Proprio quest’ultimo tema è uno dei nodi che dovrà essere risolto dagli inquirenti. La questione delle quote è stato uno dei temi dello scontro all’interno della banca italiana anche se le singole quote attualmente detenute dagli investitori libici non consentono loro di usufruire del diritto di voto, essendo questo, come previsto dall’articolo 5 dello statuto di Unicredit, al di sotto della soglia del cinque percento.