Banche: Unicredit propone fondo privato di salvataggio da 20 miliardi in caso di nuova crisi

Pubblicato il 12 luglio 2010 11:15 | Ultimo aggiornamento: 12 luglio 2010 11:15

Alessandro Profumo

Diverse banche, tra le più grandi d’Europa, stanno discutendo sulla creazione di un fondo privato da 20 miliardi di euro per salvare banche nel caso di un’altra crisi finanziaria. Promotore dell’iniziativa l’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo.

Lo rivela il quotidiano economico Financial Times, che  pubblica un editoriale del numero uno dell’istituto di Piazza Cordusio. Il fondo, spiega Profumo, interverrebbe solo con il via libera delle autorita’ europee e ”provvederebbe specifiche garanzie per sostenere le banche in difficoltà ad emettere obbligazioni bancarie garantite”.

Del progetto, precisa il quotidiano londinese, l’ad di Unicredit ha già discusso con altre banche europee, tra cui Deutsche Bank e Santander, e proseguirà i contatti in queste settimane.

”Con contributi volontari da parte delle grandi banche internazionali europee – diciamo le prime 20 – un fondo di salvataggio europeo potrebbe accumulare una significativa quantità di capitale di rischio (20 miliardi di euro) in pochi anni”. Se nella recente crisi finanziaria ”fosse stato disponibile il giusto strumento, i governi avrebbero evitato lo sconvolgimento delle proprie finanze e la reputazione di banche solide non avrebbe sofferto”, scrive Profumo.

”Per le autorità l’opzione di usare un fondo per stabilizzare una o alcune grandi banche in difficoltà, assicurerebbe al mercato che la crisi potrebbe essere contenuta ad un primo stadio”, aggiunge Profumo, precisando che il fondo non richiederebbe un contributo da parte degli Stati membri o delle autorita’ europee.

Il banchiere boccia invece l’ipotesi di una tassa per recuperare il denaro pubblico speso nel salvataggio delle banche, che – dice – ”sarebbe ingiusta per quelle banche che non hanno ricevuto nessun aiuto”. Inoltre una simile leva implicherebbe ”una grande quantita’ di risorse: dal 2 al 4% del Pil secondo le stime dell’Fmi, che inevitabilmente colpirebbero la ripresa e la crescita”.

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