UniCredit, Rampl resta. “Dimissioni mai esistite”

Pubblicato il 3 Novembre 2010 21:49 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2010 22:01

Dieter Rampl resta al suo posto in Unicredit. Quasi sei ore di riunioni in Piazza Cordusio sono riuscite a scongiurare il rischio di un possibile passo indietro del presidente, a poco più di un mese dal terremoto dell’uscita di Alessandro Profumo.

”Il problema delle dimissioni del presidente Dieter Rampl non è mai esistito, non esisterà”, ha scandito il vicepresidente vicario della banca, Luigi Castelletti, al termine della lunga giornata.

”Ma siamo matti? Finalmente cominciamo a lavorare sul serio”, gli ha fatto eco il consigliere Francesco Giacomin, assicurando che ”E’ ritornata la democrazia, si lavora”. ”Il problema non esiste e non è mai esistito”, ha ribadito il vicepresidente Vincenzo Calandra Buonaura.

Un coro unanime, da parte dei tre rappresentanti insolitamente loquaci delle fondazioni azioniste, per negare l’ipotesi di un nuovo scossone al vertice. Del resto “Rampl è una persona equilibrata, non lo sottovaluterei”, aveva anticipato il direttore operativo, Paolo Fiorentino, lasciando la sede dell’istituto.

Comitato strategico, governance e remunerazioni erano chiamati oggi a preparare il Cda sui conti del trimestre, in programma il 9 novembre.

Ma sul tavolo, in particolare del comitato governance, ci sarebbe stata anche una verifica degli equilibri dopo la scelta del board, la scorsa settimana, di nominare direttore generale Roberto Nicastro per puntare sulla banca commerciale e l’Italia, negando un riconoscimento analogo a Sergio Ermotti, ora in uscita (oggi non si è parlato del suo successore, ha detto Bonaura), e alle attività di corporate e investment banking.

Rampl, deluso, avrebbe chiesto nei giorni scorsi rassicurazioni agli azionisti sulle priorità nel prossimo futuro, in particolare per quanto riguarda il peso della banca corporate e di investimento e della presenza internazionale del gruppo.

Ma era comunque stato lo stesso presidente di Unicredit a negare l’idea di un addio anticipato rispetto alla scadenza del mandato nella primavera del 2012.

”Non cambierò il Dna di questo solido gruppo europeo”, ha sottolineato intanto l’ad Federico Ghizzoni in una intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt in cui ha sottolineato in particolare che non solo ”non ha alcun senso vendere le attività in Germania” ma che ”entro cinque anni vogliamo allargare le nostre attività nell’Europa dell’Est”.

D’altra parte, ha osservato il manager ”il mio obiettivo è di semplificare il gruppo. Questa è una questione chiave”. Così come sarà importante rimettere in careggiata la banca, che si avvia a chiudere un anno ancora difficile. ”Il 2010 non sara’ un anno brillante”, ha ammesso lo stesso ad.

[gmap]