Unicredit. “Tremonti voleva salvare Profumo, pressing sulle fondazioni”, retroscena del Corriere

Pubblicato il 22 Settembre 2010 12:28 | Ultimo aggiornamento: 22 Settembre 2010 12:28

Giulio Tremonti ci avrebbe provato a salvare Alessandro Profumo, ma senza successo. Tutte sue, secondo quanto scrive il Corriere della Sera, le pressioni per evitare che Unicredit restasse senza testa.

Il ministro dell’Economia non era favorevole, si legge ancora,  alle dimissioni dell’amministratore delegato della banca. Niente cacciata, niente instabilità per Unicredit, per Tremonti sarebbe stato solo un errore cambiare rotta. Tutto questo sarebbe arrivato anche nel consiglio di amministrazione straordinario.

«Rampl, nel corso della riunione (al comitato appartengono oltre al presidente e all’amministratore delegato i vicepresidenti Fabrizio Palenzona, Vincenzo Calandra Bonaura, Luigi Castelletti, e i consiglieri Francesco Giacomin e Luigi Maramotti) avrebbe detto in modo chiaro che l’accordo per le dimissioni di Profumo c’era. Ma che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti era contrario. Fortemente», scrive Sergio Bocconi.

Ma cosa ha fatto avvicinare allora negli ultimi mesi Profumo e Tremonti, visto proprio l’ex ad Unicredit avrebbe contrastato il tentativo dell’Economia di diminuire il ruolo delle fondazioni nel sistema bancario?

Gli elementi sarebbero due: l’adesione di Profumo con Unicredit al social housing promosso dal Ministero attraverso Cdp e la seconda operazione sarebbe stata la cessione del Mediocredito Centrale a Poste Italiane per dar vita alla Banca del Sud.

«La prima riguarda l’adesione al fondo di social housing promosso dal ministero dell’Economia attraverso la cassa Depositi e Prestiti, fondo destinato cioè all’edilizia sociale e che dovrebbe disporre di risorse superiori ai 2 miliardi, per metà messe a disposizione dalla Cdp, e per il resto raccolte attraverso l’adesione appunto di Unicredit, Intesa Sanpaolo, Allianz, Generali e le casse previdenziali private. La seconda operazione, anch’essa promossa fortemente da Tremonti, riguarda l’avvio della vendita da parte di Unicredit del Mediocredito centrale (privatizzato nel ’99, ceduto insieme al Banco di Sicilia a Capitalia e poi passato con quest’ultimo a Piazza Cordusio) alle Poste», spiega il Corriere.