Unipol-Fonsai, il Tar del Lazio conferma il via libera dell’Isvap

Pubblicato il 11 luglio 2012 17:26 | Ultimo aggiornamento: 11 luglio 2012 18:15
Salvatore Ligresti

Salvatore Ligresti (Lapresse)

ROMA – Si fa sempre più vicina la Grande Unipol. Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato da Sator e Palladio, che hanno impugnato il via libera Isvap all’operazione convinti che fosse viziato da un difetto di forma. I giudici amministrativi hanno confermato il provvedimento con il quale l’Isvap ha autorizzato Finsoe e Unipol Gruppo Finanziario ad acquisire il controllo di Premafin e delle sue controllate. Nella loro ordinanza, i giudici della II sezione del Tar del Lazio hanno ritenuto che non ci fossero “sussistenti  e apprezzabili elementi per accogliere le richieste formulate da Sator e Palladio”. Intanto, sulla compagnia dei Ligresti è arrivata la tegola Fitch, che ha ritirato i rating su Fonsai e la controllata Milano Assicurazioni.

Tra le righe del provvedimento, il Tar ha ritenuto sul piano sostanziale ”che l’Istituto ha condotto le valutazioni di propria competenza, in particolare circa la capacità patrimoniale delle società coinvolte nel progetto di aggregazione dei Gruppi Unipol e Fonsai, espressamente confutando anche le argomentazioni dell’esposto Sator-Palladio”.

E, prima di un breve cenno tecnico sul piano procedimentale, i giudici hanno considerato che ”le eccezioni svolte circa la carenza di legittimazione e/o interesse” dei ricorrenti ”necessitano di approfondimento nella sede di merito”, ritenendo infine che ”per la definizione dell’istanza cautelare, non appare necessaria l’istanza istruttoria verbalizzata nel corso della discussione” (Sator e Palladio avevano chiesto di acquisire in giudizio ulteriore documentazione da Isvap).

Nel frattempo si lavora per avviare gli aumenti di capitale il 16 luglio: in quest’ottica un tema caldo è quello dei consorzi di garanzia. Allo stato attuale delle otto banche coinvolte sette hanno già firmato l’impegno, in particolare si tratta di Mediobanca, Unicredit, Deutsche Bank, Nomura, Credit Suisse, Barclays e Ubs. All’appello mancherebbe solo Morgan Stanley che starebbe riflettendo sull’appetibilità delle recenti modifiche ai termini dell’intesa.

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