Università, jobs act: ricercatori, ipotesi contratto unico

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Settembre 2015 9:49 | Ultimo aggiornamento: 21 Settembre 2015 9:49
Università, jobs act: ricercatori, ipotesi contratto unico

Università, jobs act: ricercatori, ipotesi contratto unico

ROMA – Dopo la Buona Scuola, il governo prepara un decreto per mettere ordine al caos contrattuale dei ricercatori, introdurre una sorta di contratto unico (a tutele crescenti). Lo stop al precariato accademico andrebbe affiancato a una sempre maggiore autonomia degli atenei: potranno scegliersi quanti ricercatori vogliono nel rispetto dei vincoli dei vincoli di bilancio, sarà eliminato il turn over attuale al 60% (escono 10, entrano 6).

Nessuno scatto automatico di carriera sarà previsto nel nuovo contratto sostituito da sistematiche valutazioni di merito sfoltendo le attuali figure contrattuali. Marco Esposito su Il Messaggero ragguaglia sulle intenzioni del governo alla vigilia della due giorni del Pd a Udine sul tema dell’università (2 e 3 ottobre): un decreto legge è l’obiettivo a breve termine.

Documenti ufficiali non ce ne sono ma sono chiari i tre capisaldi della riforma – autonomia, fine del precariato dei ricercatori e diritto allo studio – così come sono evidenti i due problemi principali: le risorse e il crescente squilibrio Nord-Sud. […] Interessanti novità sono in arrivo per il mondo dei ricercatori, che oggi sono i precari dell’Università.

La filosofia è quella seguita con il Jobs Act, sfoltendo la selva di figure contrattuali (assistenti, ricercatori, collaboratori, fascia A, fascia B…) e puntando a una sorta di contratto unico a tutele crescenti, senza step automatici di carriera ma con una sistematica valutazione del merito. «L’Italia – spiega la Puglisi – ha un numero molto basso di ricercatori: 150mila. In Germania sono oltre mezzo milione e in Francia più di 300mila». (Marco Esposito, Il Messaggero).