“Untori”, “Contagio”: paura per i vostri soldi? Decalogo per la gente che vuole il “salvacondotto”

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 7 Maggio 2010 15:58 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 12:47

Panico no, ma un po’ di sana paura ci sta tutta. Perché sono ormai in troppi a “dare i numeri”, non le cifre della crisi economica ma proprio i “numeri”, quelli dei matti. Giornali di destra e sinistra, politici di governo e di opposizione gridavano ieri di aver finalmente trovato colpevoli e causa della montagna di guai finanziari che affligge il pianeta: le agenzie di rating, quelle che dicono quanto rischio c’è in un titolo di Stato, in una obbligazione aziendale, in una banca, in un bond. “Untori” titolava “Liberazione” quotidiano comunista. “Agguato all’Italia” titolava “Libero” quotidiano berlusconiano. Le agenzie di rating, Moody’s in testa, hanno spesso sbagliato clamorosamente. E non erano semplici sbagli, infatti si sono comportate come le tre scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano perché non vogliono vedere, sentire e parlare. Sono state con le loro valutazioni conniventi, complici con chi pompava debito nel corpo dell’economia. Hanno “coperto” il debito con una sorta di omertà di sistema e così hanno, come dicono Berlusconi, Sarkozy e la Merkel, “perso la loro credibilità”. L’hanno persa però perchè hanno nascosto, non perchè hanno avvertito. Berlusconi, Sarkozy, la Merkel e gli altri governanti giocano su questa ambiguità e fanno il vecchio gioco di gridare “al ladro” nel supermercato perchè nessuno si accorga che gli scaffali delle merci sono vuoti. A leggere i giornali di ieri, a sentire le parole dei governanti, la soluzione e fine della crisi economica sono vicine e facili: basta chiudere le agenzie di rating. Bene, immaginiamo vengano chiuse domani. Tornano i cinquanta milioni di posti di lavoro perduti dalle economie occidentali, evapora, si asciugano le migliaia di miliardi di debiti degli Stati e delle banche? No, restano anche ad agenzie di rating sbarrate per legge.

Ma la “gente”, noi tutti abbiamo bisogno e voglia di un colpevole e di una “soluzione”. Avremmo anche bisogno ma non abbiamo invece nessuna voglia di verità. Ecco quindi un “decalogo per la gente” che alla gente, di destra, di sinistra e di niente, non piacerà. Perchè è il decalogo della realtà.

Primo: dalla crisi non sentirsi esenti. Esentarsi invece piace, eccome se piace. Ci si esenta con pensieri tipo: “Hanno rubato loro…il debito è loro…noi non pagheremo, sarebbe ingiusto se pagassimo noi”. La realtà è che da circa trenta anni tutte le economie occidentali, tutta la gente di tutti i paesi occidentali hanno visto accrescere consumi, reddito, ricchezza e patrimonio indebitandosi. Sulla “leva” del debito, soprattutto privato in Usa e Gran Bretagna, soprattutto pubblico in Italia, si è costruito l’innalzamento delle nostre condizioni di vita. Molti di quelli che giudichiamo diritti acquisiti sono fondati sul debito. Con il debito ci siamo arricchiti: alcuni in maniera oscena, altri moderatamente, altri ancora in briciole. Ma nessuno è stato, ha voluto essere “esente” dai vantaggi e dalle opportunità del debito.

Secondo: ricordarsi quel che è successo e quel che davvero succede. Il debito, privato poi trasformato in debito pubblico, ha prodotto circa tremila miliardi di dollari di crediti inesigibili. Debiti che nessuno potrebbe pagare se venissero messi in riscossione. Debiti capaci di far chiudere tutte le banche e gli istituti di credito, anche quella o quello dove avete il conto corrente o dove avete appoggiato i risparmi. Per non  farvela trovare chiusa la vostra banca al mattino, allo scoppio della “bolla del debito”, i governi hanno deciso di garantire il debito, di metterselo in pancia. Non l’hanno cancellato, se lo sono preso in carico. E’ diventato debito pubblico. Altrimenti addio conto corrente, pensione e stipendio.

Terzo: è inutile che proviate a scappare. Sareste come chi, durante una scossa di terremoto, pensa che correndo cento metri più in là distanzia e stacca in corsa il sisma. Reazione naturale, ma pura illusione. Questo enorme debito potrà pure non essere pagato qui, ora e subito. Ma non può continuare a crescere perché stanno per finire quelli che prestano ai debitori e quelli che lo fanno ancora vogliono garantirsi dal rischio, cioè fanno costare di più i loro debiti. Quei tremila miliardi di dollari vanno pian piano asciugati e tutte le “pezze” possibili per asciugarli ci riguardano e ci toccano tutti.

Quarto: imparate a conoscere la parola “ristrutturazione”. Coniugata, sposata con debito vuol dire che chiunque è creditore di qualcosa dovrà prima o poi accettare di vedersi rimborsati i suoi prestiti non al cento per cento e non nei tempi fissati all’atto del prestito. Non necessariamente un dramma greco, la cosa si può governare e diluire. Ma necessariamente una “soluzione” che costerà, la “soluzione” che passa la nottata e tutto torna come prima non c’è.

Quinto: prima e insieme della “ristrutturazione” c’è l’inflazione. Asciuga il debito. Una “pezza” inflattiva del 4/5 per cento per qualche anno è quel che ci aspetta.

Sesto: non fidatevi dei politici, non dicono la verità, tutta la verità. Dicono che la strada per rientrare e pagare il debito si chiama “crescita”, cioè maggior produzione di ricchezza. Vero, ma per mantenere gli stessi posti di lavoro, mantenere non aumentare, conservare lo stesso livello dei consumi e di spesa pubblica e trovare soldi per pagare il debito occorre una crescita almeno superiore al tre per cento annuo di incremento del Pil. L’Europa, se va bene, nei prossimi anni viaggerà a più 1,5/2 per cento. I politici di tutti i governi e di tutti gli schieramenti non vi dicono la verità perché la verità è che dopo mezzo secolo abbondante in cui ogni anno si stava un po’ meglio dell’anno prima adesso per qualche anno, nessuno sa quanti, si starà un po’ peggio.

Settimo: non fidatevi di voi stessi. Perché siete voi, siamo noi a volerli così i politici. E anche i “finanzieri” che oggi tanto odiamo. Ad un politico, uomo o partito,  che dicesse la verità regaleremmo pesanti sconfitte elettorali se non addirittura rivolte. E il modello di arricchimento sulla leva del debito lo abbiamo per decenni votato, ammirato, invidiato. Nella politica e soprattutto nella società.

Ottavo: sfogliate un libro di storia o guardatevi un documentario. C’è più o meno già scritto tutto: il popolo che si proclama “gregge tosato” e si trasforma in mandria impaurita che carica. Non c’è nulla di più irrefrenabile, potente e violento di una mandria che carica sospinta dalla paura. Al confronto leoni e tigri fanno un graffio.

Nono: fatevene una ragione. L’alternativa è tra governi e società che pagheranno con calma e ordine, fatica e rammarico e governi e società che faranno bancarotta finanziaria e sociale. Ribellarsi in nome di una terza alternativa è seducente quanto sciocco. Non a caso seduce tutti i “leghismi” e i “comunismi” latenti e rinascenti sul continente. Una seduzione quasi irrestibile ma non per questo meno sciocca di chi si butta dalla finestra del quinto piano perché il fuoco gli sta mangiando il divano.

Decimo: appallottolate questo decalogo e buttatelo nel water. C’è scritto, vi dice che un momento magico della storia dell’occidente, un momento meraviglioso che tutti abbiamo vissuto, un lungo momento in cui crescevano le sicurezze, i consumi, i redditi di tutti e anche le ricchezze sfrenate di alcuni, quel momento è finito. Voi volete invece sapere quando ricomincia o almeno volete indicazioni sicure e rassicuranti che il game over riguardi i “greci” o a chi altro toccherà, ma non a voi. Voi volete salvacondotto o esenzione dalla realtà. Accendete la tv, li troverete entrambi. Ma sono falsi.