Usa: disperazione e suicidi, la crisi del ceto medio bianco

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Novembre 2015 13:53 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2015 13:53
Usa: disperazione e suicidi, la crisi del ceto medio bianco

Usa: disperazione e suicidi, la crisi del ceto medio bianco

ROMA – Il tasso di mortalità legato a suicidi e consumo di alcol o droghe negli Stati Uniti è in continua crescita dalla fine degli ’90, ma solo in una porzione precisa, e inaspettata, della popolazione: i bianchi di mezza età. E’ il premio Nobel per l’Economia Paul Krugman sul New York Times (“Despair, American Style”) a citare lo studio condotto da Angus Deaton (ha appena ricevuto anche lui il Nobel) e Anne Case che segnala un fenomeno di cui è difficile dare spiegazioni esaurienti o soluzioni praticabili.

Questo tasso cresce solo negli Usa, nel confronto con le nazioni, e solo per i bianchi, a dispetto della diminuzione di suicidi e morti legate a comportamenti devianti nel resto dei gruppi sociali presi inconsiderazione all’interno dei confini Usa. E’ qualcosa che a che fare con una tendenza riscontrabile per esempio solo nella Russia appena uscita dal comunismo.

Attese deluse, ambizioni sociali ed economiche frustrate, è questo il campo psicologico che va affrontato, un problema meramente culturale prima che politico. Non convincono, anzi sono schiettamente irrise, le risposte tipiche dei conservatori per cui la colpa è della cultura assistenzialista che procura dipendenza e mancanza di iniziativa unita allo scadimento dei valori tradizionali e religiosi promosso dai liberal.

Basta il caso svedese – welfare e laicità –  a smentire l’eccezione americana. Quello che il tasso di mortalità tra i bianchi racconta è la crisi della classe produttiva e del ceto medio rimasto rimasto fuori dal sogno americano.