Usa/ Stretta di Obama su paradisi fiscali e outsourcing

Pubblicato il 4 maggio 2009 19:25 | Ultimo aggiornamento: 15 maggio 2009 17:20

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha annunciato un deciso giro di vite nei confronti delle aziende che hanno nascosto i loro profitti o trasferito posti di lavoro all’estero, a quanto si apprende dall’Agi.

«Stiamo iniziando a colpire gli americani che stanno violando o aggirando le regole» ha dichiarato Obama presentando le nuove misure, che dovrebbero entrare in vigore nel 2011 e sarebbero solo «un preludio di una più vasta riforma fiscale».

Il piano della Casa Bianca punta a limitare le delocalizzazioni e a riportare nelle casse statali circa 210 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni, che saranno impiegati, ha spiegato il presidente, per «ridurre il deficit, tagliare le tasse alle imprese americane che stanno seguendo le regole e dare un sollievo significativo alle famiglie che lavorano duro».

Secondo il governo Usa, molte compagnie sfruttano paradisi fiscali e scappatoie legali che consentono loro di versare in media al fisco solo il 2% degli utili delle loro attività all’estero.

Il segretario al Tesoro, Timothy Geithner, ha spiegato che le società non godranno più di deduzioni fiscali sugli investimenti fuori dagli Usa, ad esclusione di quelli relativi alla ricerca, finché non pagheranno le tasse sugli utili derivanti da attività offshore.

Inoltre, sarà impedito di dedurre le tasse dovute in Usa da quelle pagate all’estero attraverso crediti federali. Il presidente degli Stati Uniti ha poi annunciato dei provvedimenti che impediranno alle aziende americane di evadere il fisco appoggiandosi su paradisi offshore come le isole Cayman.

Nello specifico, le società saranno costrette a registrare le loro sussidiarie estere come compagnie autonome, e non potranno più farne “sparire” i profitti tramite operazioni contabili irregolari.