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Usa vs Germania: “Surplus troppo alto, frena crescita ed esporta deflazione”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Novembre 2013 16:26 | Ultimo aggiornamento: 1 Novembre 2013 16:27
Usa vs Germania: "Surplus troppo alto, frena crescita ed esporta deflazione"

Usa vs Germania: “Surplus troppo alto, frena crescita ed esporta deflazione” (Foto LaPresse)

NEW YORK – La politica economica della Germania frena la crescita ed esporta deflazione. Questa l’accusa degli Stati Uniti a Berlino, rea di generare maggiori instabilità nel quadro economico mondiale già scosso dalla crisi e dalla lenta ripresa. Una  Germania “cinese”, perché proprio la Cina fino allo scorso anno era la prima “esportatrice” di deflazione.

Il corrispondente da New York, Mario Platero, sul Sole 24 Ore scrive:

“Le accuse americane alla Germania sono quelle di fare solo «il suo interesse» e di puntare soltanto a politiche «per l’esportazione», anche a scapito dei suoi partner europei, anzi quelle politiche sono una delle cause principali per le difficoltà economiche per gli altri 17 Paesi dell’Eurozona”.

Un accusa a cui la Germania ha replicato prontamente e altrettanto aggressivamente, definendo le dichiarazioni statunitensi “incomprensibili”:

“«Il governo americano dovrebbe analizzare in modo critico la sua stessa situazione economica», ha detto Michael Meister, parlamentare molto vicino alla cancelliera”.

Platero lancia l’ipotesi che questa forte presa di posizione americana nei confronti della Germania possa essere una risposta alle ire di Berlino per lo scandalo Datagate e le intercettazioni della cancelliera Merkel:

“Washington ha sempre smentito che i due tavoli potessero intrecciarsi e dovremmo crederle. Sappiamo che l’America spinge da tempo per un rilancio della domanda interna europea. E ci sono numerose spiegazioni e retroscena economici che possono giustificare un’apprensione eccessiva da parte di Washington. Ma se il Datagate non avrebbe dovuto toccare per nulla il negoziato commerciale per la creazione di un’area per il libero scambio e per gli investimenti, ora questo nuovo elemento di estrema tensione sul fronte economico rischia davvero di fermare i negoziati. Proprio ieri mattina il vice ministro per l’Industria Carlo Calenda di passaggio a New York ci diceva, con l’assenso di numerosi rappresentanti di importanti settori italiani, quanto importante sarebbe stato per l’Italia e per la nostra crescita eliminare barriere tariffarie. Ma il TTIP interessa moltissimo anche Washington. Cosa c’è dunque dietro questa posizione americana così aggressiva e così inusuale nei confronti di un alleato?”

Le risposte agli interrogativi sorti sono almeno due, spiega Platero:

“La prima riguarda proprio il modus operandi tedesco: la struttura della moneta unica favorisce Berlino sul piano delle esportazioni (il marco tedesco da solo sarebbe di almeno il 40% più forte rispetto all’euro), su quello della concorrenza (per un lungo periodo i differenziali sui tassi hanno favorito le aziende tedesche rispetto alla concorrenza francese o italiana o di altri Paesi)”.

D’altronde l’America da sempre chiede all’Europa di “adottare politiche espansive”, richiesta che già avanzò anche alla Cina:

“Questa posizione è condivisa da molti politici ed economisti in Italia e in Francia, critici dell’atteggiamento inflessibile della Germania in una situazione di inflazione inesistente. E dunque il paradosso è che l’America, oltre a spezzare una lancia per se stessa, spezza anche una lancia a favore degli altri Paesi europei”.

La seconda risposta, conclude Platero, è un corollario della prima:

“a un certo punto dell’anno prossimo gli stimoli della Fed con le operazioni di quantitative easing si ridurranno fino, quasi certamente, a finire. Ci si aspetta per allora uno shock possibile sull’economia e sui mercati. Con un dollaro debole il rischio è quello di veder salire i tassi per mantenere invariato l’interesse per un investimento in titoli del Tesoro americano. Il Tesoro americano dunque gioca d’anticipo, chiede all’Europa – ma in Europa chi decide è la Germania – e in particolare a Berlino di fare qualcosa di molto concreto. Finora richieste analoghe si sono scontrate contro un muro di gomma. Ora lo scossone americano è stato molto molto più forte. Ma la Germania continuerà a dire quel che ha sempre detto e che ha ripetuto ieri: «L’economia tedesca è competitiva e ha un’occupazione record non si capisce perché dobbiamo essere attaccati per il nostro successo»”.