Vendola chiama a sé gli imprenditori: “Si fidino di me”. E punzecchia Marchionne: “Non sia la pubblica accusa delle classi dirigenti”

Pubblicato il 27 Ottobre 2010 10:27 | Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre 2010 10:49

Nichi Vendola tende la mano agli imprenditori: “Si fidino di me”. In un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore il leader di Sel ha individuato quali sono le ricette per la crescita delle aziende italiane: ”Finanziamenti che incentivino la crescita dimensionale, la crescita qualitativa e l’ambientalizzazione degli apparati produttivi, la formazione permanente”. Sono questi per Vendola i fattori competitivi su cui puntare per il rilancio dell’economia e sulla base dei quali invita il mondo delle imprese a uno scatto di fiducia nei suoi confronti.

Il governatore della Puglia ha illustrato così le iniziative avviate nella sua regione, dove ha invitato gli imprenditori ad ”affrontare la globalizzazione”, come la legge sui finanziamenti per i distretti industriali di filiera e la creazione di distretti tecnologici. Fattori che definisce di ”una nuova politica industriale che porti a un processo di responsabilizzazione del sistema produttivo”.

A proposito delle dichiarazioni di Marchionne sugli impianti italiani di Fiat, Vendola ha detto che l’ad del Lingotto non può svolgere ”il ruolo della pubblica accusa” nel ”processo alle classi dirigenti”. Molti dei problemi evidenziati da Marchionne, dice, sono ”oggettivi” ma la causa andrebbe ”cercata altrove”, ad esempio ”nella fuga dei pubblici poteri dalle responsabilita’ che non sono, però, quelle di ficcare il naso nel recinto delle imprese”. Lo Stato a suo avviso non deve infatti ”diventare imprenditore”, ma ”essere il punto di vista dell’interesse globale e su questo indirizzare i finanziamenti alle attività produttive”.

Vendola ha lamentato l’assenza in Italia di ”una vera politica industriale” e ha spiegato che se la produttività è bassa la colpa è della mancanza di investimenti in innovazione: ”La Cina sforna mezzo milione di ingegneri all’anno e l’India 200mila mentre la maggior parte dei ragazzi italiani di terza media non ha cognizione precisa delle quattro operazioni. Siamo all’analfabetismo di ritorno e Tremonti taglia 8,5 miliardi alla scuola e 1,4 miliardi all’università”.

”Siamo in una condizione disastrosa a causa di politiche liberiste – ha aggiunto – Artefice è Giulio Tremonti, con qualche corresponsabilità di Padoa-Schioppa. Siamo un Paese in cui la politica di contenimento del debito è stata fatta come fuga dalla crescita”.

Per il centrosinistra, ha concluso Vendola, il ”rischio” non è quello dell’Unione, ma ”che ci si innamori dell’idea di un governo di transizione che congeli tutto fino alla scadenza naturale della legislatura. Un governo che mettesse insieme centrosinistra e parti del centrodestra per fare le riforme economiche sarebbe un colpo alla democrazia”.