“Piano Marshall” per la Grecia, pronto soccorso Ue da 109 miliardi

Pubblicato il 21 Luglio 2011 21:14 | Ultimo aggiornamento: 21 Luglio 2011 21:14

BRUXELLES – Un ”piano Marshall per la Grecia” da 109 miliardi: ancora una volta è arrivato per Atene il pronto soccorso Ue dei 17 leader della zona euro riuniti a Bruxelles per salvare lo stato ellenico. Una “soluzione eccezionale” che prevede l’intervento del settore finanziario “su base volontaria” per scambio di bond, rollover e buyback. 

In altre parole, per la Grecia, caso unico nella sua gravità nella zona euro, la scadenza dei prestiti viene estesa “al massimo possibile” da sette anni e mezzo a un minimo di 15 anni. I prestiti, poi, saranno concessi a un tasso equivalente alla facility per il sostegno alla bilancia dei pagamenti, al momento al 3,5 per cento circa, “senza andare sotto il costo di finanziamento del Fondo salva-stati”.

C’è un riferimento a un Piano Marshall della Ue per rassegnare i fondi strutturali europei alla Grecia in modo da sostenere l’azione per la crescita e la ripresa degli investimenti. Tutti gli altri paesi Eurozona “riaffermano solennemente la loro inflessibile determinazione a onorare pienamente gli impegni sovrani individuali e tutti i loro impegni ad assicurare) riforme strutturali e condizioni di bilancio sostenibili” oltreché a garantire la stabilità finanziaria dell’unione monetaria nel suo complesso.

Quanto al Fondo salva-stati i 17 intendono migliorarne l’efficacia aumentandone la flessibilità  per per permettendogli di intervenire «”ulla base di programmi di precauzione con condizionalità adeguata; finanziare la ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie attraverso prestiti governativi incluso in paesi non sottoposti a programma (di salvataggio, ndr); intervenire nel mercato secondario sulla base dell’analisi della Bce riconoscendo l’esistenza di circostanze eccezionali e con decisione unanime degli stati membri dell’Efsf”.

I contenuti dell’accordo sono stati accolti con euforia dai mercati già prima della loro formalizzazione. Le principali borse hanno registrato consistenti rialzi: Milano ha chiuso mettendo a segno un progresso superiore al 3,7% (il miglior risultato in Europa), l’euro si è rafforzato arrivando a quota 1,44 contro il dollaro e lo spread tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi e’ diminuito tornando sotto quota 250 punti base. L’intesa è stata raggiunta, come di consueto, dopo che Francia e Germania, in una riunione durata sette ore e conclusasi a notte inoltrata, sono riuscite a superare le divergenze sul nuovo piano di salvataggio di Atene, in particolare sulle modalita’ di partecipazione degli investitori privati, in primo luogo le banche.

La durata dei prestiti ad Atene sarà portata dagli attuali sette anni e mezzo ad un minimo di 15 anni e il tasso d’interesse potrebbe attestarsi intorno al 3,5%. Parallelamente i leader dell’eurozona hanno deciso di dare vita a una sorta di piano Marshall per sostenere la crescita della Grecia. Punto centrale di questo programma saranno i fondi strutturali europei destinati al Paese, che dovranno essere utilizzati per sostenere il recupero di competitività dell’economia ellenica. Inoltre, i partner europei e la Commissione si impegnano a mobilizzare risorse per fornire un’assistenza tecnica straordinaria alla realizzazione delle riforme di cui la Grecia necessita. Ma per salvare Atene dal fallimento e assicurare la stabilità dell’euro è stato anche necessario coinvolgere i privati, una richiesta della cancelliera Angela Merkel a cui la Germania non ha voluto rinunciare e su cui alla fine sono state superate le resistenze sia della Francia che della Bce.

Il settore finanziario – si legge nella bozza di dichiarazione finale – ha espresso la volontà di sostenere la Grecia su base volontaria e a questo scopo sono state individuate tre diverse opzioni: swap sui titoli i portafoglio, rinnovo ‘automatico’ di quelli che arrivano a scadenza, riacquisto. Tra gli strumenti messi in campo dai 17 per incrementare l’efficacia del fondo salva-Stati (l’Efsf) e fare fronte adeguatamente al rischio di contagio c’e’ poi la maggiore flessibilita’ dello stesso Efsf. Un punto su cui le posizioni non sono pero’ ancora completamente definite.