Economia

Voucher, si cambia: il Governo prova a disinnescare la minaccia referendum

Voucher, si cambia: il Governo prova a disinnescare la minaccia referendum

Voucher, si cambia: il Governo prova a disinnescare la minaccia referendum

ROMA – Voucher, si cambia: il Governo prova a disinnescare la minaccia referendum. I voucher? “Abrogarli no, perché hanno il merito di far emergere prestazioni che prima venivano fatte solo in nero. Però i numeri dimostrano che c’è stato un abuso. E il legislatore deve avere la coscienza di tornare sui suoi passi quando si accorge che gli effetti sono opposti a quelli previsti”. Risponde così – intervistato dal Corriere della Sera – Maurizio Del Conte, presidente dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro.

Sollecitato dalla minoranza Pd e soprattutto dal referendum incombente promosso dalla Cgil, il Governo è determinato a correggere la normativa – introducendo più vincoli e sanzioni – ma non tutto l’impianto e per questo vuol prima vedere i numeri dell’Inps:  si deve verificare cioè se la tracciabilità dei voucher (obbligo di mail o sms almeno un’ora prima di impiegare il voucherista) funziona da deterrente al suo uso indiscriminato oppure no.

Se non si dimostra che il ricorso ai voucher non cala, si agirà per una modifica anche perché la Corte Costituzionale potrebbe dichiarare ammissibile solo uno dei quesiti referendari proposti (oltre all’abolizione dei voucher, il ripristino dell’articolo 18 e la corresponsabilità negli appalti).

Sempre secondo Del Conte, “potrebbero essere espressamente esclusi alcuni settori, come l’edilizia. Bisogna impedire che i voucher vengono utilizzati al posto di contratti più stabili. Poche settimane fa, utilizzando i voucher, il Comune di Napoli ha promosso un piano di manutenzione del proprio patrimonio. Abbiamo esagerato”.

“Il ritorno alle origini – aggiunge – è opportuno a prescindere dal referendum” sul Jobs act promosso dalla Cgil. Del Conte si dice però contrario a tornare indietro anche sull’articolo 18: “paradossalmente farebbe aumentare i licenziamenti e renderebbe il lavoro più precario”.

“In Italia – è il suo ragionamento – c’è stato un effetto soglia: molte aziende si sono tenute sotto i 16 dipendenti proprio per evitare l’articolo 18 e il reintegro nel posto di lavoro. Se vincesse il sì il tetto tornerebbe e anzi diventerebbe più basso, 5 dipendenti”. E quindi “molte aziende ridurrebbero il loro organico per scendere sotto il nuovo tetto. Senza contare la proliferazione dei contratti a termine, il ritorno delle false collaborazioni”

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