Wall street Journal: alla Grecia serve un terzo pacchetto di aiuti. Ma ancora aspetta il secondo…

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 13 settembre 2012 18:15 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2012 18:15
Grecia

Manifestazioni di protesta in Grecia (LaPresse)

ATENE – Grecia atto terzo, quando il secondo non è ancora finito. “Avrà bisogno di un terzo piano di aiuti, e i creditori europei dovranno trovare i soldi e la maniera per attuarlo, o sotto forma di Official sector involvement (ovvero il coinvolgimento dei creditori istituzionali nella ristrutturazione del debito, accettando un haircut, una riduzione della cifra da restituire) o di ulteriori prestiti, si spera a condizioni più vantaggiose”: lo ha detto al Wall Street Journal il rappresentante greco al Fondo Monetario Internazionale, Thanos Catsambas.

Non è stata ancora erogata l’ultima parte del secondo pacchetto di aiuti, 31 miliardi di euro che serviranno soprattutto a ricapitalizzare le banche greche per lasciare loro un po’ di liquidità per affrontare il prossimo biennio, che già si parla di una fase 3. Ma non è scontato nemmeno che si chiuda la fase 2.

La Troika, rappresentata dai tedeschi Matthias Mors (Ue) e Klaus Masuch (Bce) e dal danese Poul Thomsen (Fmi), non si accontenta del fatto che il governo greco, guidato da Antonis Samaras (Nea dimokratia, centrodestra), abbia portato il piano di austerità a 17 miliardi di euro di tagli e tasse, contro gli 11,5 richiesti da Ue, Bce e Fmi.

I rappresentanti della Troika hanno riportato sul tavolo delle trattative la riduzione dell’indennità lavorativa, l’abolizione della settimana di cinque giorni e l’allungamento dell’orario di lavoro, mentre insistono sull’aumento di due anni del limite di età per il pensionamento e l’ulteriore taglio di pensioni e sussidi, anche di quelli al di sotto dei 1.000 euro.

Oltre alle modifiche sul contratto di lavoro nazionale, Ue-Bce-Fmi vogliono il licenziamento di 150.000 dipendenti statali entro il 2015. Sono richieste alle quali il governo greco non riesce a rispondere sì, non solo perché la maggioranza trasversale che lo sostiene, il Pasok e Nea Dimokratia, si è opposta fermamente, ma anche perché il Paese, sottoposto a drastiche politiche di austerità da quasi quattro anni, è arrivato al limite.

Solo nell’ultima settimana sono scesi in piazza ad Atene e Salonicco insegnanti, statali, farmacisti, pompieri, persino i giudici. Nella capitale ci sono stati addirittura scontri fra poliziotti, con gli agenti iscritti al sindacato da una parte e dall’altra quelli del reparto speciale, il Mat, la celere greca.

I numeri dell’economia reale certificano le difficoltà della Grecia: la disoccupazione nel secondo trimestre dell’anno ha toccato il 23,6% rispetto al 22,6% dello stesso periodo dell’anno scorso. Sempre nel periodo aprile-giugno il Pil ha registrato un crollo del 6,3% rispetto a 12 mesi prima. La produzione industriale è a -5,3%, mentre il 2012 si chiuderà con il debito pubblico al 198% del prodotto interno lordo.

L’unica via d’uscita è il “pignoramento”, mettere in vendita pezzi di Paese, dalle partecipazioni statali fino al patrimonio paesaggistico ed archeologico: Atene avrebbe promesso alla Troika una accelerazione della vendita dell’Opap, il monopolio cui fa capo il redditizio sistema di calcioscommesse, preannunciando la cessione di una quota del 29% entro l’autunno. Più del piano di tagli da 17 miliardi, sono queste le ipotesi che piacciono di più ai creditori internazionali.

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