Borsa Wall Street, seduta nera: Dow Jones perde 4,6%, maggior calo dal 2011

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 febbraio 2018 23:53 | Ultimo aggiornamento: 6 febbraio 2018 8:10
Wall Street, seduta nera: Dow Jones perde 4,6%, maggior calo dal 2011

Wall Street, seduta nera: Dow Jones perde 4,6%, maggior calo dal 2011

NEW YORK – Chiusura in forte calo per Wall Street. Il Dow Jones perde il 4,62% a 24.345,23 punti, il Nasdaq cede il 3,78% a 6.967,53 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno il 4,11% a 2.648,54 punti. Seduta nera a Wall Street per il Dow Jones e lo S&P 500. Il Dow Jones perde più di 1.100 punti, in quello che è il suo calo maggiore dal 2011. Lo S&P 500 cede il 4,1%, il calo maggiore dall’agosto 2011. La Casa Bianca, parlando del crollo di Wall Street, ha commentato:

“I fondamentali di lungo termine dell’economia restano estremamente solidi. L’attenzione del presidente è sui fondamentali economici di lungo termine, che sono estremamente solidi rafforzando la crescita americana, la disoccupazione bassa e i salari in aumento per i lavoratori americani”.

Il brusco calo registrato a Wall Street poco dopo le 21.00 ora italiana somiglia molto al ‘flash crash’ del 2010. Lo affermano alcuni analisti. Il flash crash è il fenomeno che si verifica sui mercati elettronici in cui il ritiro degli ordini accentua rapidamente il calo dei prezzi.

Il Dow Jones nel punto più basso della seduta è arrivato a perdere il 6,12%, ovvero 1.597,08 punti: un calo maggiore rispetto a quello del 6 maggio del 2010 quando si è  verificato il flash crash. Allora il Dow Jones aveva perso 1.000 punti anche se in termini percentuali era sceso del 9,2%.

A innescarla i timori di una fine a breve del ciclo di inflazione bassa e tassi bassi. In una giornata volatile i listini americani hanno accentuato le perdite intorno alle 21.00 ora italiane: le vendite sono piovute sul mercato tanto che alcuni analisti hanno visto ‘somiglianze’ con il flash crash del maggio 2010. Il crollo di Wall Street ha fatto seguito a quello delle piazze europee, che hanno chiuso tutte in rosso con Milano in calo dell’1,64%.

Per Powell si tratta di un’accoglienza ‘gelida’ da parte di Wall Street. Fra gli analisti c’è chi ironizza sul fatto che al mercato piace mettere sotto pressione e vedere la reazione di tutti i nuovi presidente della Fed. Ma a preoccupare gli investitori sono le proprio le prossime mosse della Fed di Powell, che ha giurato divenendo il 16mo presidente della banca centrale americana.

Il primo messaggio del neo presidente, affidato a un video, è però all’insegna della fiducia, senza alcun riferimento ai mercati: ”la disoccupazione è bassa, l’economia cresce e l’inflazione è bassa. I mercati finanziari sono più forti di quanto non fossero prima della crisi”. Un’analisi condivisa dalla Casa Bianca che, pur dicendosi ”preoccupata” quando il mercato perde valore, si dice fiduciosa sulla ”solidità dei fondamentali dell’economia”.

Powell assicura che la Fed, con la propria politica monetaria, continuerà a sostenere il mercato del lavoro e la ripresa seguendo la stessa strada tracciata da Janet Yellen e fatta di rialzi graduali di tassi di interesse. Ma Powell si trova di fronte a una ripresa diversa rispetto a quella finora ‘governata’ da Yellen. L’ex presidente è stata in grado di aumentare gradualmente i tassi grazie a una bassa inflazione e a un recupero del mercato del lavoro. Un binomio questo che mostra però i primi segnali di difficoltà e sul quale ci sono molte incognite, fra le quali la riforma delle tasse da 1.500 miliardi di dollari varata dall’amministrazione Trump.

Il timore è che il taglio delle imposte possa ‘surriscaldare’ l’economia e quindi spingere la Fed a rialzi a catena dei tassi, con un effetto incerto sulla ripresa. A questo si aggiungono i segnali di inflazione che rialza la testa. Dopo anni sottotono i prezzi sembrano indicare una lieve ripresa, come di recente segnalato dal mercato dei bond e dal balzo dei salari. A fronte di un’accelerazione dell’inflazione il rischio è quello di interventi più decisi sui tassi da parte della Fed. La brusca correzione sui listini delle ultime sedute potrebbe, se prolungata, mettere a rischio la tabella di marcia di rialzi della Fed, ostacolando anche il ritorno alla ‘normalità’ delle altre grandi banche centrali.

Azioni che preoccupano i mercati azionari, abituati ormai da anni a denaro a buon mercato e che temono per quest’anno quattro rialzi dei tassi, di cui il primo dato per scontato – con l’83% di chance – in marzo, quando Powell terrà la sua prima conferenza stampa dopo la due giorni di riunione. Per ora comunque la prima più ‘banale’ sfida di Powell e’ convincere il Secret Service a continuare a fargli usare la bicicletta per andare in ufficio tutte le mattine, non privandolo di quei 12,8 chilometri di passeggiata su due ruote.