Welfare/ Disoccupati più sicuri in Europa rispetto all’America

Pubblicato il 7 maggio 2009 14:25 | Ultimo aggiornamento: 7 maggio 2009 14:25

Stati Uniti ed Europa divisi dallo stato sociale. La disoccupazione crescente che accompagna il periodo più critico della crisi economica è trattata diversamente dai due protagonisti dell’economia mondiale. Per meglio dire, gli Usa si sono trovati, paradossalmente, a dover inseguire il diritto del lavoro degli Stati membri dell’Unione europea. Qui, infatti, seppur sopportando costi per il bilancio pubblico più pesanti, i sistemi di ammortizzazione per la perdita del posto di lavoro funzionano meglio e sono rodati da anni di esperienza.

In questo, i Paesi dell’Ue sentono meno pressione nel prendere le giuste contromisure all’avanzata della recessione. Con lo stesso tasso di disoccupazione, stabile nel 2009 sull’8 per cento, ma previsto in aumento da entrambi, cambiano le regole per far fronte alla perdita del reddito fisso. Il Wall Street Journal fa un confronto tra due situazioni simili di licenziamento improvviso in Germania e negli Usa. Due dipendenti di grandi compagnie si trovano di fronte a un futuro molto diverso. Se Berlino permette, infatti, di godere di un sussidio almeno fino alla fine dell’anno successivo alla perdita dell’impiego, oltre a garantire la completa assicurazione sulle spese mediche, oltreoceano le cose cambiano. L’assicurazione sanitaria, ad esempio, è confermata solo per alcuni mesi dopo il licenziamento.

I timori per la forza della crisi globale sono comunque percepiti in Europa come in America: un recente sondaggio del giornale economico realizzato insieme alla Nbc mette in luce che solo il 13 per cento degli americani non sente vicina la generale situazione di recessione. In Europa, dove in media tra i membri dell’Unione lo Stato copre il 70 per cento del salario perduto dai neodisoccupati, le risorse per sostenere un sistema sociale così dispendioso potrebbero esaurirsi. Per questo l’amministrazione Obama tenta di convincere i governi europei a seguirla sulla strada della riconversione dei lavoratori. L’intenzione di Washington è infatti quella di investire su corsi specifici che permettano a tutti di trovare una collocazione sul mercato del lavoro più in linea con le nuove esigenze produttive.

Giancarlo Usai

(Scuola Superiore di Giornalismo Luiss)