Energia

“Le centrali nucleari non servono in Italia, almeno fino al 2030”. Lo dice il Cnel

Secondo il Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) «per i prossimi venti anni non c’è una domanda elettrica aggiuntiva che giustifichi la costruzione di nuove grandi centrali nucleari in Italia».

Questo è un passaggio dello studio della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile realizzato per conto del Cnel, sugli scenari elettrici post-crisi, presentato oggi a Roma: «La messa in funzione di centrali nucleari comporterebbe la chiusura anticipata di centrali termoelettriche convenzionali ancora efficienti e influirebbe sulla riduzione dello sviluppo delle fonti rinnovabili».

Un processo, quest’ultimo, che «sarebbe assolutamente controproducente rallentare», dal momento che l’efficienza energetica e le rinnovabili sono opzioni già in atto nel Paese. Nel caso dell’efficienza energetica, si tratta dell’opzione economicamente più conveniente, secondo il rapporto, mentre lo sviluppo delle fonti rinnovabili, «entro il prossimo decennio, avrà un forte impulso tecnologico e potrebbe diventare una delle attività trainanti delle esportazioni».

Lo studio suggerisce che per i prossimi 20 anni, venga sviluppata e applicata la cattura e sequestro della CO2: «Una tecnologia innovativa, con grandi potenzialità di sviluppo con la quale l’Italia non partirebbe in ritardo, come per il nucleare ma potrebbe essere tra i primi Paesi al mondo».

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