Claudio Descalzi (ad Eni): “Petrolio entro due anni tornerà a 70-90 dollari”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Gennaio 2015 19:11 | Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio 2015 19:11
Claudio Descalzi (ad Eni): "Petrolio entro due anni tornerà a 70-90 dollari"

Claudio Descalzi (ad Eni): “Petrolio entro due anni tornerà a 70-90 dollari”

ROMA – Il prezzo del petrolio e i suoi effetti sul mercato globale. E’ il tema di una lunga intervista dell’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi a  Bloomberg TV in diretta da WEF 2015 Davos. Prezzo del petrolio: gli effetti sui mercati e le reazioni a livello globale. (sull’andamento mercato petrolio)

Sul prezzo del petrolio, secondo Descalzi

“Esistono componenti strutturali come l’aumento della produzione di shale oil negli Stati Uniti, che è cresciuta molto rapidamente ma ora rallenterà, la stagnazione in Europa e il rallentamento della crescita economica della Cina, ma non sono cosi’ critici. Il trend al ribasso e’ cominciato a luglio ma è peggiorato solo quando l’Opec, a novembre, ha scelto di non effettuare un taglio della produzione. Siamo ottimisti nel medio lungo-termine, non pensiamo ci siano componenti strutturali forti. La crescita dello shale è stata molto rapida, ma veloce è stata anche la discesa”.

“Abbiamo già assistito a questo genere di fluttuazioni in passato e, per quella che e’ la nostra esperienza, la ripresa arriva al massimo in un anno e mezzo”.

Descalzi prevede che in un paio d’ anni il prezzo del greggio torni ad assestarsi tra i 70 e i 90 dollari al barile.

“È importante che l’Opec agisca di nuovo come stabilizzatore per dare al mercato la fiducia per investire e andare avanti. Vediamo l’Opec come la banca centrale del mercato petrolifero, il suo ruolo di stabilizzatore e’ fondamentale. Per l’ Europa è molto positivo avere prezzi del petrolio molto bassi ma abbiamo bisogno di stabilita’ per gli investimenti, la nostra industria lavora sul lungo periodo”.

“Normalmente il rimbalzo, in media, arriva al massimo entro 1 anno e mezzo. Questa è la nostra esperienza, non possiamo cambiare completamente strategia creando un problema per i progetti a medio-lungo termine; i nostri progetti sono a lungo termine, non possiamo farlo per i progetti già avviati. Questa è la nostra esperienza, non possiamo cambiare completamente creando un problema per i progetti a medio/lungo termine. Quello che stiamo facendo è ottimizzare tutti gli investimenti che non stanno avendo un impatto nel piano quadriennale di produzione quindi nel breve medio periodo stiamo lavorando sui costi di esercizio di esplorazione, i costi di infrastrutture, su molti importanti progetti che stiamo cercando di rinnovare e fare soldi sui progetti che possano dare un ritorno”.

“Abbiamo diversi tipi di investimenti, abbiamo investimenti già impegnati e investimenti che dobbiamo iniziare. Penso che la media del settore (di taglio degli investimenti) sia del 10-13%, noi siamo nella media. Per fortuna, abbiamo iniziato la nostra riduzione dei costi come dal nostro programma di maggio, giugno, quindi abbiamo anticipato di circa 3/4 mesi questa crisi”.

“E’ troppo presto per parlare di dividendi, di questo argomento parleremo nel corso della nostra “strategy presentation”, è una tematica che va discussa nell’ambito del Consiglio di Amministrazione, essendo una questione fondamentalmente legata ai costi, al flusso di cassa, all’EBIT. Ritengo che dal punto di vista dell’Eni, la strategia è sempre stata quella di puntare sugli asset convenzionali; lavorando nell’esplorazione, 8 anni fa, abbiamo iniziato a vedere grandi successi, solo negli ultimi 6 anni abbiamo fatto scoperte per più di 10 miliardi di barili, negli asset convenzionali onshore, delle acque poco profonde, profonde, in progetti che in termine di break even, siamo in una ottima posizione, con un break even di 40/45$, considerando che gli asset delle nostre attività di base già in produzione sono diminuiti. Non vedo tuttavia questo come una criticità, in considerazione del nostro break even.

“La nostra strategia è stata quella di puntare molto sulle esplorazioni ed è stato un successo che ha portato alla scoperta di 10 milioni di barili negli ultimi sei anni”.

“L’elemento più critico per M&A o acquisizioni aziendali è la stabilizzazione del prezzo del petrolio ogni giorno con un mercato che oscilla così. Non credo che le grandi società possono prendere rischi per comprare qualcosa che può cambiare immediatamente il giorno. Per Eni non credo che sia un problema per la società, perché siamo concentrati sullo sviluppo con una ricerca che è molto economica”.