Enel e Ambrosetti, studio Just E-volution 2030: dalla transizione energetica impatti socio-economici positivi in Europa

di redazione Blitz
Pubblicato il 6 Settembre 2019 14:10 | Ultimo aggiornamento: 6 Settembre 2019 14:10
Enel

(Foto Ansa)

CERNOBBIO (COMO) – Crescita della produzione industriale, incremento dei posti di lavoro ed effetti positivi sulla salute a cui corrisponde una forte riduzione dei costi socio-economici connessi, in un’Europa che si muove verso un futuro sempre più sostenibile indotto dalla transizione energetica: questo il ritratto che emerge dallo studio Just E-volution 2030 realizzato da The European House-Ambrosetti in collaborazione con Enel e Fondazione Centro Studi Enel. 

Lo studio è stato anticipato oggi, venerdì 6 settembre, nell’ambito del Forum di The European House-Ambrosetti, in una conferenza stampa cui hanno preso parte Valerio De Molli, managing partner & CEO di The European House-Ambrosetti, e Francesco Starace, amministratore delegato di Enel, alla presenza della Presidente di Enel, Patrizia Grieco.

“La decarbonizzazione rappresenta una grande opportunità per modernizzare l’economia europea, rivitalizzare il comparto industriale e assicurare una crescita sostenibile e duratura”, ha commentato Francesco Starace. “A fronte di una generazione sempre più rinnovabile, la progressiva penetrazione dell’elettricità nel sistema energetico ci permetterà non solo di decarbonizzare i settori storicamente più inquinanti dell’economia, ma anche di creare valore in modi nuovi, offrendo nuovi servizi ai consumatori, sempre più attori centrali del sistema elettrico. È fondamentale, quindi, che vengano condivisi i benefici della transizione energetica accompagnandola con misure di ampio respiro che fondano aspetti climatici, energetici, ambientali, industriali e sociali”.

“Se esiste un progetto capace di sviluppare una visione positiva per il futuro dell’Unione Europea, è senza dubbio la transizione energetica. Il messaggio che lanciano i cittadini europei è forte e chiaro: chiedono un’azione concreta per combattere il cambiamento climatico e vogliono che sia l’Europa ad aprire la strada” , dichiara Valerio De Molli. “La valutazione quantitativa degli impatti socio-economici derivanti dalla transizione energetica è una condizione necessaria per la definizione delle agende dei policy-maker al fine di garantire una transizione che non sia “just a transition” ma una “just transition for all”. Per questo motivo, The European House – Ambrosetti ha concepito un nuovo modello econometrico, unico nel suo genere, per misurare gli impatti socio-economici della transizione energetica. Questo modello combina in maniera unica un approccio macro e micro, partendo dall’analisi di 3.745 tra prodotti e tecnologie che caratterizzano la produzione industriale europea e stimando gli effetti al 2030 della transizione energetica sulla produzione industriale e l’occupazione nell’Unione Europea e in maggiore dettaglio in Italia, Spagna e Romania”.

La ricerca, spiega Enel in una nota, è stata realizzata da The European House-Ambrosetti, Enel e Fondazione Centro Studi Enel che, in qualità di partner scientifico, ha contribuito alla definizione di un innovativo modello econometrico che stima gli impatti socio-economici della transizione energetica, caratterizzata dal progressivo passaggio dalla generazione elettrica da fonti fossili, come il carbone e il gas, a quella da fonti rinnovabili, come idroelettrico, solare, eolico e geotermico; un’evoluzione favorita dallo sviluppo tecnologico, dalla digitalizzazione e dall’elettrificazione dei consumi come ad esempio per la mobilità, il riscaldamento degli ambienti, la cottura dei cibi e altri utilizzi domestici.

Si tratta, sottolinea Enel nella nota, di un’evoluzione che garantirà importanti benefici per l’ambiente, grazie alla forte riduzione delle emissioni di CO2, e rilevanti opportunità per i Paesi che sapranno cogliere per primi i vantaggi economici e sociali ad essa associati.

Lo studio mette in evidenza gli effetti sulla produzione industriale e sull’occupazione nell’Unione Europea e in Italia, Spagna e Romania, derivanti dalla diffusione del vettore elettrico come fattore abilitante alla riduzione delle emissioni di CO2 e al raggiungimento dei target di decarbonizzazione dell’Unione Europea entro il 2030: riduzione del 40% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990; quota del 32% di fonti rinnovabili di energia nei consumi finali e miglioramento del 32,5% nell’efficienza energetica.

Secondo lo studio, al 2030, grazie alla transizione energetica e quindi alla progressiva sostituzione delle fonti fossili con le rinnovabili, la crescita del valore economico del settore elettrico nei diversi scenari (fino a 199 miliardi di euro per l’UE) produrrà un aumento netto della produzione industriale stimabile tra 113 e 145 miliardi di euro per l’Unione Europea, di cui 14-23 miliardi in Italia, 7-8 in Spagna e 2-3 in Romania.

Allo stesso tempo, lo studio stima che la transizione energetica avrà un effetto netto positivo sull’occupazione che potrà aumentare al 2030 fino a 1,4 milioni di nuovi posti di lavoro nell’UE (fino a 173mila in Italia; fino a 97mila in Spagna e fino a 52mila in Romania).

Il Rapporto suggerisce quindi quattro ambiti di intervento per i policy maker affinché tutti gli attori e gruppi sociali coinvolti riescano a cogliere i vantaggi associati alla transizione energetica: supportare la diffusione delle tecnologie elettriche promuovendo un’efficace conversione delle catene del valore verso le tecnologie elettriche; gestire mutazione di natura e di competenze sul posto di lavoro, aumentare le opportunità di impiego e affrontare il tema della riqualificazione (re-skilling) e del perfezionamento professionale (up-skilling); affrontare la questione della povertà energetica; promuovere una distribuzione equa dei costi legati alla transizione energetica.

In questo quadro, la transizione energetica è parte essenziale di uno sviluppo sostenibile in cui costi e benefici devono essere ripartiti equamente tra tutti i gruppi sociali (“just for all”). Per i Paesi che l’abbracceranno per primi, questa potrà essere fonte di innovazione e vantaggio competitivo con l’opportunità di esportare le esperienze più virtuose.

Fonte: Enel