Enel: la nuova road map di Francesco Starace tra investimenti e mercato unico

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 settembre 2014 12:52 | Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2014 12:57
Enel: la nuova road mapp di Francesco Starace tra investimenti e mercato unico

Foto d’archivio

ROMA – Riforme strutturali e meno tasse alle imprese, ma anche mercato unico europeo dell’elettricità e investimenti in reti e infrastrutture di trasmissione. La road map del nuovo AD di Enel, Francesco Starace, spazia dall’Italia all’Europa spingendosi sino ai mercati dell’America Latina e non risparmia messaggi chiari a istituzioni e investitori. Ai microfoni di Class Cnbc, ai margini del Forum Ambrosetti, Starace ha presentato la sua visione del mercato energetico, tra presente e futuro, e ha descritto come sarà la sua Enel in Italia e nel resto del mondo. Un unico disegno che tiene conto della crisi e delle ultime mosse della BCE, dello stato di salute dell’azienda di cui è a capo da poco più di tre mesi, e delle imprese italiane che chiedono alle istituzioni un cambio di passo per trovare la via della ripresa.

Non c’è più un’alternativa: bisogna implementare le riforme strutturali se vogliamo che sia i mercati sia la produttività dei singoli Paesi riprendano” risponde Starace alla domanda sulla strada per uscire dalla crisi “al di là delle misure monetarie e finanziarie che vengono intraprese”. Ed entrando nel particolare del comparto elettrico accomuna la sorte dell’Italia a quella del resto dell’eurozona dove emerge “l’impellente necessità di armonizzare i mercati elettrici dei Paesi membri dell’Ue”. Per l’AD Enel la mancanza di un unico mercato europeo dell’elettricità è un paradosso che può costare caro perché la sua realizzazione “offrirebbe la possibilità di discriminare molto chiaramente gli investimenti che hanno senso e quelli che invece non lo hanno”. L’Ue che ha la libera circolazione delle persone, un’unica moneta e un controllo del traffico aereo unificato ha lasciato “solo gli elettroni a non poter circolare velocemente e liberamente come invece potrebbero fare”.

Il settore energetico europeo deve investire rispondendo alle esigenze dei tempi. Che non sono più quelle dell’aumento della produzione – “in materia di energia spesso si riduce tutto a questo tema” sottolinea Starace – ma della distribuzione e della trasmissione, argomenti sui quali diventa ancor più decisiva l’esistenza o meno del mercato unificato e per i quali “c’è un grandissimo interesse nel fare investimenti”.

L’Italia non è la pecora nera dell’Ue e deve prendere coraggio per giocare un ruolo importante nello sviluppo del settore energetico. Per Starace questo è documentato dal fatto che il Paese “non ha ancora raggiunto gli obiettivi del 2020, ma se continuerà con la traiettoria inerziale che sta seguendo arriverà in orario”, e da uno sguardo realistico sulla situazione degli altri membri Ue. “In materia di energia, e in particolare di energia elettrica, l’Italia è molto avanti rispetto al resto dell’Europa dove alcuni Paesi stanno portando avanti adesso quello che noi abbiamo già messo in campo”. A chi sottolinea, tra i tanti veri o presunti limiti italiani, la corsa frenetica alle rinnovabili l’AD Enel ricorda che tutti i Paesi Ue hanno compiuto sbagli e introdotto correzioni in corso d’opera. E anche su questo punto rilancia il tema del mercato unico: “Soltanto una piattaforma energetica molto ampia come è quella europea potrà evitare altri sbagli piccoli o grandi e la necessità di fare correzioni lungo la strada”.

Sulla bolletta energetica delle imprese italiane, altra vexata quaestio del Paese, Starace ha un’idea molto nitida: “Se andiamo a vedere la componente del costo dell’energia all’interno di una tariffa media europea siamo sempre intorno al 30-40 %. Tutto il resto sono oneri, tasse e componenti fiscali che sono molto diversi tra Paese e Paese”. E anche per questo “l’Italia dovrebbe portare fortemente nell’agenda europea il tema dell’integrazione dei mercati e far partire per prima, per dimostrare al resto dell’Ue che ne vale la pena, la possibilità di sviluppare contratti a lungo termine tra produttori e consumatori italiani, cosa che dal 2003 in Europa è stata vietata”.

Sul futuro di Enel e la riorganizzazione del Gruppo Starace riassume la sua mission in poche parole: “Stiamo costruendo un’azienda che dia a un investitore maggiore visibilità del modo in cui funzioniamo e quindi maggiore confidenza sul fatto che saremo capaci negli anni di generare flussi di cassa crescenti e molto robusti”. Entrando nel dettaglio del nuovo corso dell’azienda l’AD Enel spiega che la road map per il futuro è improntata alla semplicità e si concentra sullo sviluppo di quattro grandi filoni industriali (produzione, trasporto e distribuzione dell’energia ai quali si unisce il pagamento dei tre servizi) ai quali Starace ha dato il compito di “far emergere le pratiche più competitive, i modi migliori che abbiamo scoperto in giro per il mondo per fare la stessa cosa e diffonderli all’interno dell’organizzazione facendo affiorare economie, ottimizzazioni e gestendo al meglio i soldi che investiamo”. Per far capire l’antifona l’AD usa l’esempio del piano industriale: “Noi investiamo circa 27 miliardi di euro in cinque anni di cui 2/3 destinati agli investimenti di manutenzione e 1/3 per crescita: io ritengo che sia una partizione da migliorare”.

Riduzione del debito, riorganizzazione e dismissioni sono i temi del prossimo futuro dell’utility, senza dimenticare il fatto che “noi esistiamo perché ci sono dei clienti che hanno bisogno di noi” e questo elemento è tra i principali fattori che stanno portando alla riorganizzazione del business in quattro macro aree: America Latina, Est Europa, Spagna e Italia.

Per vedere i primi frutti del nuovo corso Starace dà appuntamento al 2015 perché “ci vogliono dai 6 ai 12 mesi per vedere i primi risultati di ottimizzazione di CAPEX”. Di certo, a breve, si capirà meglio cosa succederà della partecipazione di Enel in Endesa che, ad oggi, raccoglie sia il mercato iberico sia quello dell’America Latina. Le possibili soluzioni delineate dall’AD del Gruppo sono tre: “Rimanere al 92% come ora; togliere Endesa dalla borsa spagnola e inglobarla all’interno di Enel; vendere più azioni di Endesa sul mercato iberico per fare rinascere un player spagnolo”. La decisione è prevista per ottobre “perché dobbiamo vedere come reagiscono i mercati e come si orienta l’attenzione degli investitori rispetto alle ultime decisioni della BCE e all’interpretazione che ne daranno i governi rispetto alle possibilità che esse offrono”

Sul debito e le dismissioni di attività internazionali Enel ha già delineato lo scenario prossimo futuro. Per quanto riguarda il debito – “più dell’80% è in titoli obbligazionari che abbiamo emesso nel tempo e non è tanto verso banche” sottolinea Starace – l’azienda intende proseguire lungo la strada della rinegoziazione e ristrutturazione “tramite emissione di nuovi obbligazioni a sostituzione di quelle passate” e “approfittando di qualunque finestra si presenti per migliorare la qualità del debito”.

La strategia di cessione di partecipate estere ha già i suoi obiettivi. Oltre a Slovacchia e Romania, Enel valuta “la possibilità di dismissione della attività rinnovabili in Francia”, che “è un Paese ottimo dal punto di vista regolatorio ma lento nella crescita delle rinnovabili”, e “negli Usa con la creazione di una ER Company che faremo partire entro l’anno per approfittare dell’appetito di investitori che vogliono flussi di cassa stabili”.