Energia: sono “italiane” le alghe Ogm usate per i biocombustibili

Pubblicato il 20 Gennaio 2011 20:07 | Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio 2011 21:20

Le alghe usate per fare i biocombustibili soffrono di “stress” che le rende meno efficienti, ma si possono “convincere” a produrre di più. Lo ha scoperto uno studio dell’università di Verona, pubblicato dalla rivista Plos Biology, che ha prodotto alcuni ceppi geneticamente modificati pronti per essere testati. Le alghe negli ultimi anni sono diventate oggetto di studio nel campo dell’energia verde per il loro alto contenuto di grassi che possono essere trasformati in biodiesel senza i problemi sociali derivanti dall’uso di piante altrimenti destinate al consumo umano.

Le centrali finora realizzate però non sono economicamente vantaggiose: ”Il problema è che in situazioni di stress, come la sovrappopolazione nei bioreattori, le alghe reagiscono convertendo la luce in calore e non in massa – spiega Roberto Bassi dell’ateneo veronese – noi abbiamo scoperto che responsabile di questo ‘switch’ sia nelle piante che nelle alghe, è una classe di proteine, chiamata LhcSR3”.

Il gruppo diretto da Bassi, in collaborazione con alcuni centri tedeschi e statunitensi, ha sviluppato alcuni ceppi di alghe in cui queste proteine sono ‘silenziate’: ”In laboratorio questi ceppi funzionano molto bene, con una ottima produzione di biomassa – spiega l’esperto – ora li stiamo per testare in alcuni bioreattori tedeschi, ed entro un anno sapremo se funzionano anche nella pratica. Quella delle collaborazioni straniere è l’unica strada per portare avanti queste ricerche, perchè nel nostro paese non ci sono abbastanza fondi”.