Enipower rinuncia a Taranto: addio alla centrale che riduceva emissioni di Co2

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 settembre 2013 12:53 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2013 13:51

Enipower rinuncia a Taranto: addio alla centrale che ridurrà le emissioni di Co2TARANTO – Enipower dice addio a Taranto. La nuova centrale per produrre elettricità anche per il territorio riducendo le emissioni Co2 non verrà più costruita. Salta così un investimento da 230 milioni. Una rinuncia ad investire sulla cittadina pugliese, quella di Enipoer, che sarà formalizzata il prossimo primo ottobre, quando la seconda produttrice di energia elettrica in Italia, cederà alla raffineria di Taranto il proprio sito produttivo. La decisione è frutto della mancata conclusione del lungo iter autorizzativo avviato nel marzo 2007, con la presentazione del progetto per la realizzazione di una nuova centrale alimentata a gas naturale, poi ridimensionato per le forti opposizioni territoriali, e tuttora ancora in attesa di autorizzazione.

Quindi l’atto di scissione parziale della centrale termoelettrica (87 MW di potenza elettrica, alimentata a olio combustibile e fuel gas) a favore di Eni, depositato da tempo presso il Registro delle imprese di Milano e Roma, è l’ultimo della storia di Enipower nella città ionica. Un passaggio che, per fortuna, non avrà alcuna ripercussione sul personale in servizio.

Un addio non del tutto inaspettato. Enipower infatti lo aveva più volte ribadito in questi anni: “Non siamo obbligati a fare la centrale”, invitando le amministrazioni locali a vedere il progetto come un’opportunità. “Ma se la città – avevano ribadito i vertici della società – non lo percepisce come un investimento positivo sia in termini ambientali sia economici, ritireremo senza alcun dubbio il progetto”. E così è stato.

 

Luigia Ierace per il Sole 24 Ore riporta le conseguenze negative, sia dal punto di vista ambientale, che dal punto di vista economico, che scaturiranno da questo addio:

La vera differenza è che questo progetto non risolve tutti i problemi della raffineria: in alcuni momenti l’impianto rimarrà in importazione di energia elettrica e quindi i black out sono possibili come ora, ma soprattutto il rendimento di un impianto più piccolo è inferiore a quello previsto originariamente, rendendo così meno competitiva la raffineria di quanto avrebbe potuto essere. Perché non avrà a disposizione energia prodotta con un rendimento più alto e, quindi, a un costo più basso. Essendo una componente importante dei costi finali della raffineria, i livelli di competitività attesi originariamente non saranno raggiungibili.

A circa due anni di distanza anche questo progetto è fermo. Non è arrivata alcuna autorizzazione nonostante le pressioni del Mise e dell’Arpa Puglia con la paradossale conseguenza che dal 2007 a Taranto si continua ad andare avanti con una centrale sempre più vecchia a olio combustibile e i tarantini non possono godere dei miglioramenti ambientali che l’investimento avrebbe portato. I tempi sono ancora lunghi: superati i veti ci vorranno sei mesi di autorizzazione per ottenere la Via, altrettanti per le gare di appalto, poi i lavori. La centrale, se tutto andrà bene, potrebbe partire nel 2016. Un impianto, però, totalmente asservito alla raffineria, che, quindi, ha ormai perduto di interesse per Enipower.

Il progetto prevedeva la realizzazione di una nuova centrale a ciclo combinato da 240 MW alimentata a gas naturale in sostituzione dei vecchi gruppi alimentati a olio combustibile, con una consistente riduzione delle emissioni in atmosfera, per un investimento di 230 milioni di euro e una presenza media in cantiere nella fase di costruzione di 290 unità con picchi fino a 530 addetti. Il progetto fu ritirato da Enipower a fine 2011 per le forti opposizioni locali, nonostante avesse ottenuto il parere favorevole del ministero dell’Ambiente. Inutili i tentativi di spiegarne i vantaggi e di trovare una soluzione.