Gas. Edison trivella in Croazia a 70 km da Venezia, l’Italia vieta l’Adriatico

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Luglio 2014 11:52 | Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2014 11:52
Gas Croazia. Edison trivella a 70 km da Venezia, l'Italia vieta anche i sondaggi

Gas Croazia. Edison trivella a 70 km da Venezia, l’Italia vieta anche i sondaggi

ROMA – Gas. Edison trivella in Croazia a 70 km da Venezia, l’Italia vieta l’Adriatico. Ha preso il via la produzione del giacimento croato Izabela, di cui Edison detiene una partecipazione del 70% in joint venture con la compagnia petrolifera croata Ina. La produzione attesa di Izabela, si legge in una nota del gruppo controllato dai francesi di Edf, è di 280 milioni di metri cubi di gas all’anno e dispone di riserve stimate in 1,4 miliardi di metri cubi di gas. La Croazia diventa così per Edison il quarto Paese produttore dopo Italia, Egitto e Gran Bretagna.

L’avvio del campo, situato a 50 Km dalla costa di Pula nel Mar Adriatico settentrionale (dista solo 70 km da Venezia) rafforza l’interesse di Edison per il bando di gara su nuove licenze esplorative del governo croato. Grazie ai collegamenti già esistenti nel Mar Adriatico tra i due Paesi, Edison importa una quota di gas, pari al 50% della produzione, direttamente in Italia per la vendita sul mercato nazionale. L’annuncio di Edison richiama la questione del divieto italiano alle trivellazioni nel Mar Adriatico.

I giacimenti off-shore destinati allo sfruttamento di petrolio e gas si stima possano garantire risorse per 3 miliardi di barili, al punto che il ministro degli esteri Ivan Vrdoljar si è spinto un paio di mesi fa a salutare “una piccola Norvegia di gas a nord e petrolio a sud che può fare di noi un gigante energetico dell’Europa”. L’entusiasmo croato contrasta platealmente con la paralisi italiana che al contrario frena gli investimenti e vieta qualsiasi trivellazione.

La Regione Emilia Romagna (nel mare davanti alle sue coste operano una cinquantina di piattaforme da decenni) ha vietato qualsiasi trivellazione sul suo territorio. E’ ovvio, però, stando ognuno al di là della linea di confine che separa le due sovranità nazionali sullo stesso mare, che anche se uno trivella e l’altro no i cocci di eventuali rischi ambientali saranno condivisi (e uno ci guadagna e l’altro no).

Ma oltre al governo di Zagabria, anche Montenegro e Grecia hanno deciso di non lasciare sotto il fondo marino le risorse esistenti. E in Italia? L’ex premier Romano prodi è intervenuto ammonendo il governo perché «non si faccia soffiare petrolio e gas dalla Croazia»; e il ministro dello Sviluppo economico Guidi ha promesso che quanto prima verrà recepita la nuova direttiva della Ue sulle estrazioni che permetterebbe di superare la moratoria. (Luca Pagni, La Repubblica)