Gas. Italia non trivella, altri sì e ci inquinano il mare…cornuti e mazziati

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Agosto 2014 12:22 | Ultimo aggiornamento: 6 Agosto 2014 12:22
Gas. Italia non trivella, altri sì e ci inquinano il mare...cornuti e mazziati

La mappa del Corriere della Sera

ROMA – L’Italia ha scelto di non trivellare il fondale del mare Adriatico per evitare che l’estrazione di gas possa inquinarlo. Peccato che a inquinarci il mare, rendendoci di fatto cornuti e mazziati, siano Croazia, Montenegro, Albania e Grecia, che all‘estrazione di gas e petrolio nel’Adriatico non hanno certo rinunciato.

Stefano Agnoli sul Corriere della Sera scrive:

“Non solo la Croazia (lo aveva ricordato la scorsa primavera Romano Prodi), ma un po’ tutta la costa orientale degli ex «mari nostri» si è messa in movimento. Il Montenegro e la Grecia hanno lanciato o stanno per lanciare gare internazionali per la ricerca e lo sfruttamento di gas e petrolio nelle loro acque. L’Albania, secondo qualche indiscrezione, potrebbe seguire a breve. Firmati i contratti con le compagnie — tra le quali l’Eni e l’italo-francese Edison — i nuovi pozzi potranno diventare operativi dal 2018”.

Una doppia beffa per l’Italia, scrive Agnoli:

“non solo perché i nostri vicini godrebbero dei vantaggi economici del petrolio e gas estratto — la Croazia lo fa da tempo, alla faccia della subsidenza e di Venezia — ma anche perché nell’ipotetico caso di disastro ambientale la sponda italiana e le sue acque non avrebbero alcuna garanzia di essere immuni”.

E mentre l’Italia bandisce divieti di trivelle, la Croazia prosegue:

“Il 2 aprile scorso la Croazia ha lanciato una gara per l’esplorazione che si chiuderà il 3 novembre con la presentazione delle offerte. Si tratta di 29 «blocchi» che coprono tutta l’estensione dell’Adriatico croato, dall’Istria a Dubrovnik, e che insistono in particolare sul settore centromeridionale, più inesplorato. Il governo di Zagabria ha un obiettivo preciso: firmare i contratti entro marzo 2015, il che lascia presumere l’avvio delle nuove produzioni entro 3-5 anni”.

Anche il Montenegro di rinunciare all’estrazione non ne vuole sapere:

“In piena corsa per lo sfruttamento dell’offshore dirimpetto le coste pugliesi c’è poi il Montenegro, che ha bruciato le tappe. A fine 2013 ha lanciato una gara che si è conclusa a maggio con sei offerenti: la texana Marathon Oil con l’austriaca Omv, la greca Energean con Mediterranean Oil e, infine, la «solita» Eni a braccetto con la russa Novatek degli oligarchi Gennady Timchenko e Leonid Mikhelson. Venti giorni fa il Montenegro ha anche approvato la sua legge sugli idrocarburi (fissa un prelievo fiscale complessivo del 54%) e prevede di aggiudicare i blocchi e avviare le esplorazioni l’anno prossimo”.