Gas/ Le riserve dell’Italia sono troppo scarse: c’è il rischio di passare inverni che improvvisamente potrebbero diventare freddissimi

Pubblicato il 7 Agosto 2009 18:08 | Ultimo aggiornamento: 10 Agosto 2009 15:31

DI_1107TSul gas si sta giocando un’ importante partita in Europa. Per non trovarsi impreparati alle crisi politiche che sistematicamente avvengono tra la Russia e l’Ucraina, i paesi europei  sul gas si stanno organizzando in ordine sparso sia contrattando fornitori differenti sia allacciandosi a più gasdotti in modo da poter garantire un approvvigionamento continuo che soddisfi le richieste del mercato interno. A questa partita, anche l’Italia sta giocando attraverso la realizzazione di diversi progetti già avviati da anni, con Eni ed  Edison in prima linea.

Berlusconi è volato ad Ankara per incontrare i suoi amici Erdogan e Putin: d’altronde, tra le aziende che realizzeranno il gasdotto South Stream entro il 2013, c’è anche l’Eni. Ma l’Italia non si ferma qui: oltre al South Stream, c’è un altro gasdotto in programma, l’Interconnettore Itgi che, partendo  sempre dalla Turchia, arriverebbe prima in Grecia e poi in Italia. Questa volta nella realizzazione, in prima fila c’è l’Edison.

In questa geografia del gas, l’Italia si è schierata con l’amico Putin. Strategia differente quindi da quella dell’Unione europea, che è invece schierata per Nabucco, un gasdotto lungo 3300 chilometri che porterà nel 2014 gas dal Mar Caspio fino a Vienna e che opererà in concorrenza con il South Stream.

Questi sono i canali di approvvigionamento definiti prioritari per l’Italia e per l’Europa; gasdotti realizzabili rispetto a quelli che da decenni sono stati programmati e mai realizzati. L’Italia ha però rispetto agli altri paesi un problema che riguarda anche il presente: i due nuovi gasdotti a cui l’Italia partecipa alla realizzazione attraverso le sue aziende saranno in funzione se tutto andrà bene nel 2013, quindi per i prossimi inverni i rifornimenti di gas sono gli attuali.

Come spiegano gli addetti del settore, i rifornimenti vengono sempre tenuti al limite per mantenere i prezzi alti. Tuttavia, l’Italia ha un problema immediato non solo legato ai prezzi; il nostro Paese ha un problema di approvvigionamento perché troppo dipendente dal gas estero.

Il ministro Scajola assicurava già lo scorso gennaio mentre era in corso la crisi tra Russia e Ucraina, che l’Italia deve «rinnovare le politiche energetiche, diversificare le fonti di approvvigionamento» e sfruttare « le riserve energetiche italiane che valgono per 100 miliardi», collocate tra l’ Adriatico, la Basilicata ed altre regioni italiane. Si parla anche oramai da tempo del rigassificatore al largo del delta del Po che dovrebbe produrre a pieno regime otto miliardi in più di metri cubi di gas all’anno. Come già pubblicato su Blitz quotidiano, a metà gennaio c’è stata una nave che ha tranciato uno dei tubi che portano in Italia il gas dall’Algeria, uno dei nostri maggiori fornitori. Ebbene, dopo l’incidente e in concomitanza con la crisi russo-ucraina, l’afflusso di gas nel nostro Paese si è ridotto di un quinto, con le riserve italiane programmate per durare solo 20 giorni.

Altro problema che il nostro paese ha, è la mancanza di strutture adeguate di stoccaggio di questo gas che arriva: al contrario di quelle degli altri paesi europei basate su una pluralità di soluzioni, lo stoccaggio italiano prevede un solo tipo, i “depositi sabbiosi esauriti”.

Nei giacimenti di questo tipo verso la fine dell’inverno un grandissimo quantitativo di gas resta intrappolato nel contenitore. Lo stoccaggio di gas che la legge destina a riserva strategica ammonta oggi a circa 5 miliardi di metri cubi pari come detto a 20 giorni di vita del nostro paese, con un consumo annuo che nel 2008 in Italia ha sfiorato gli 85 miliardi di metri cubi. La soluzione sarebbe la realizzazione di nuovi stoccaggi come quello realizzato negli acquiferi profondi, che solo in Francia assicura più di 11 miliardi di metri cubi di gas utilizzabile anche come riserva strategica. L’Italia, a fronte dei 5 miliardi di metri cubi di gas che ha immagazzinato per le emergenze, necessiterebbe di altri 5 miliardi per assicurarsi delle riserve sufficienti: per raggiungere questo livello,  basterebbe appunto anche solo un diverso tipo di stoccaggio.

Insomma per i prossimi anni almeno fino al 2013, c’è il rischio concreto che l’inverno possa diventare inprovvisamente freddo, a causa magari di un’altra crisi energetica o di un nuovo tubo tranciato. Berlusconi può volare ad Ankara e pensare al futuro, ma il presente resta piuttosto grigio e soprattutto freddo.