Giappone, meno energia nucleare: nel 2030 il 15% di elettricità

Pubblicato il 25 Maggio 2012 8:28 | Ultimo aggiornamento: 25 Maggio 2012 8:31

TOKYO – Dopo il disastro di Fukushima, il Giappone volta pagina: per questo diminuirà la produzione di energia nucleare. Il governo giapponese valuta un distacco graduale dal nucleare, ipotizzando al 2030 la generazione elettrica dall'atomo pari al 15% del fabbisogno, meno della metà dei piani originari di almeno il 50%.

''Il 15% dell'elettricità dal nucleare dovrebbe essere alla base della nuova politica energetica per il 2030'', ha spiegato oggi il ministro dell'Ambiente Goshi Hosono, secondo cui nulla è stato ancora ufficialmente deciso.

Le nuove linee del piano energetico nazionale dovrebbero essere annunciate tra fine giugno e inizio luglio confermando ''il distacco graduale'' dal nucleare, visto il percorso obbligato per compensare in via progressiva con altre fonti (possibilmente ecologiche e rinnovabili) il 30% di elettricità generata dall'atomo prima della crisi di Fukushima.

Un comitato promosso dal ministero delle Attività produttive ha messo a punto scenari basati su quattro possibili opzioni, con quote dal nucleare pari a 0, 15%, 20-25% e 35%.

Il 15% menzionato da Hosono (''una proporzione realistica'') è la situazione che maturerebbe riavviando i reattori tra i 50 esistenti che rispondono ai requisiti di sicurezza rafforzati, senza la costruzione di nuovi impianti e col decommissionamento ipotizzato dopo i 40 anni.

L'azzeramento causerebbe aspri dibattiti tra fazioni pro e contro il nucleare, oltre a onerosi sforzi per la produzione alternativa di elettricità. Il 20-25% comporterebbe la sostituzione delle strutture obsolete o il prolungamento del loro ciclo, mentre il 35% si basa sulla costruzione di nuove unità, difficile da realizzare visti i timori sulla sicurezza tra la popolazione dopo l'emergenza di Fukushima.