Maker Faire 2018, Eni impegnata nell’economia circolare: dalle bioraffinerie al solare VIDEO-FOTO

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 ottobre 2018 18:03 | Ultimo aggiornamento: 12 ottobre 2018 18:05
Maker Faire 2018, Eni e impegno nell'economia circolare

Claudio Descalzi parla dell’impegno di Eni nell’economia circolare

ROMA – Eni è molto impegnata nello sviluppo dell’economia circolare, tant’è che sono già stati investiti, negli ultimi 5 anni-5 anni e mezzo, 5 miliardi in questo settore e in agenda c’è la volontà di programmare ulteriori iniziative.

E’ questo in sintesi il messaggio lanciato dall’amministratore delegato della società, Claudio Descalzi, intervenuto in occasione della sessione “Circular Economy”, moderata dal direttore di Agi Riccardo Luna, nell’ambito della Maker Faire a Roma, uno dei maggiori appuntamenti mondiali sui temi dell’innovazione e della robotica e che vede quest’anno tra le principali novità proprio il dibattito sull’economia circolare. 

“Certamente a livello industriale, nel campo energetico, nell’economia circolare bisogna investire molto”, ha detto Descalzi, spiegando che tali risorse sono state impiegate in più campi, dalle raffinerie alla chimica, alle bonifiche dei territori. “Noi siamo impegnati nell’economia circolare per diversi motivi, soprattutto per un motivo molto banale. Ossia – ha proseguito – non avendo materie prime in Italia e dovendole importare, abbiamo fatto di necessità virtù e in questi anni abbiamo sviluppato tecnologie uniche al mondo per trasformare, ad esempio, le raffinerie tradizionali in bio-raffinerie”. E’ il caso di Venezia e nei prossimi mesi anche di Gela.

 Descalzi ha rivelato di aver parlato di sviluppo dell’economia circolare non solo con gli investitori (“diventerà una escalation fondamentale nel nostro business”), ma anche con il premier Conte e con il ministro a Lavoro e Sviluppo economico, Luigi Di Maio, in quanto “serve uno sviluppo industriale. Deve poter nascere una filiera che possa certificare, raccogliere i rifiuti e trasformarli in prelavorati, almeno per 1,5 milioni di tonnellate l’anno di scarti organici” e poi “al resto possiamo pensarci noi”. E per far questo, “occorrono anche molte professionalità”: di qui, la volontà espressa dal manager di creare nuovi posti di lavoro.

“Ci sono le opportunità – ha spiegato Descalzi – di sviluppare una nuova industria, e di promuovere nuove assunzioni ad esempio di biologi, ingegneri, chimici” che abbiano tra gli architrave della loro formazione le nuove tecnologie, la digitalizzazione. Secondo il manager, “la circolarità ha tantissimi vantaggi, tra cui la possibilità di trasformare i rifiuti in energia” ma “c’è bisogno di sviluppare la ricerca scientifica, la tecnologia”.

“Vogliamo lavorare con le startup che vogliano dare maggiore dinamicità a questo settore, si può infatti creare una filiera che possa permettere a Eni di sfruttare l’energia che si può ricavare dai rifiuti. Come investimenti e come possibilità di farlo, noi siamo primi in Italia”. 

Più in generale, illustrando le iniziative di Eni nell’economia circolare, Descalzi ha ricordato che si tratta di “un discorso importante: è una trasformazione non banale, un processo che bisogna portare avanti”, ha sottolineato l’ad di Eni ricordando che oltre a quelli organici, c’è anche la partita dei rifiuti inorganici. “Ad esempio – ha spiegato – almeno il 40% della plastica che produciamo è sparsa nel mondo, quindi vanno studiate tecnologie che combattano il fenomeno e che riescano a trasformare questi rifiuti a livello chimico”.

Anche se per il riciclo, ha aggiunto, è molto importante innanzitutto che “vi sia un’educazione al consumo e che in questo vi sia anche una vera e propria partnership tra pubblico e privato”. 

Eni ha puntato su tre settori. Innanzitutto alla trasformazione delle sue raffinerie tradizionali in bioraffinerie: ad esempio, Venezia che è in grado di produrre biocarburante di alta qualità, l’Enidiesel+, che contiene il 15% di prodotto rinnovabile. Entro l’anno inoltre verrà completata la bioraffineria di Gela e insieme, dal 2021, consentiranno di superare la quota di un milione di tonnellate di Green diesel prodotto da Eni in Italia. La società è così diventata il principale utilizzatore di oli esausti raccolti in Italia – come l’olio in cui friggiamo le patatine fritte – promuovendone anche la raccolta e avviando una campagna informativa interna per diffondere la cultura del riuso: gli oli esausti, infatti, possono essere facilmente dispersi e quindi divenire un potenziale pericolo per la salute umana, animale e dell’ambiente, e dannoso in particolare per le infrastrutture fognarie, i depuratori e la falda acquifera. Invece, qualora vengano recuperati, costituiscono una risorsa per la produzione di biocarburanti, lubrificanti e basi per detergenti.

 Il secondo settore riguarda invece quello chimico: in questo caso viene chiamata in causa la società del gruppo Eni, Versalis. L’approccio dato dall’azienda all’economia circolare è  innovativo, tendendo a soluzioni integrate volte a migliorare l’efficienza delle risorse lungo il ciclo di vita e la riciclabilità dei manufatti. Sono state quindi realizzate piattaforme di produzione chimica da fonti rinnovabili, nonché sviluppate tecnologie per il riciclo fisico, chimico e meccanico dei polimeri da imballaggi e stoviglie di polistirene provenienti dalla raccolta differenziata domestica, dal polistirene espanso per l’isolamento termico dal termine della vita utile da demolizione di edifici, da gomma sintetica derivante dalla frantumazione degli pneumatici a fine vita. 

Nella terza area di intervento – e cioè  nel settore del risanamento ambientale – ha un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell’economia circolare anche un’altra società del gruppo Eni e cioè Syndial che si preoccupa del recupero delle risorse, quali suolo, acqua e rifiuti. Soprattutto per quanto riguarda le bonifiche, Descalzi ha ricordato che le iniziative sono state già avviate dal momento che una parte di questi territori – finora sono stati individuati oltre 2.000 ettari – è stata trasformata in fonte di energia rinnovabile, grazie all’installazione dei pannelli solari.

Un’operazione questa che fa parte del Progetto Italia, che punta a realizzare appunto impianti di generazione da fonti rinnovabili nelle aree industriali bonificate e non utilizzabili per altri usi. L’energia generata verrà prevalentemente utilizzata per autoconsumo dai siti industriali Eni e immessa in rete. Inoltre, la maggior parte dei progetti riguarderà energia solare/fotovoltaica ma verranno impiegate anche altre tecnologie quali eolica e solare a concentrazione. Entro il 2021, si prevede la realizzazione di 25 progetti per una capacità installata totale di circa 220 Mw, con un investimenti per circa 260 milioni di euro. Grazie a queste iniziative, peraltro, si ridurranno le emissioni di Co2 di oltre 150 mila tonnellate l’anno (video e foto Blitz Quotidiano).