Nucleare in Italia: “Nuove centrali nei vecchi siti”

Pubblicato il 19 luglio 2010 20:58 | Ultimo aggiornamento: 19 luglio 2010 21:46

Stefano Saglia

”Non è escluso” che le future centrali nucleari italiane possano sorgere negli stessi siti in cui si trovavano le vecchie centrali del passato, ”ma questo non significa dire che le centrali andranno automaticamente li”. Lo ha precisato a Washington il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Stefano Saglia, che insieme al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, partecipa da oggi al meeting ministeriale internazionale sull’Energia Pulita, che vede presenti ministri dell’Ambiente e dell’Energia provenienti da 23 Paesi.

A margine dei lavori della prima giornata, Saglia è tornato a parlare sulla questione siti, per precisare che l’eventuale idoneità dei vecchi siti non coincide automaticamente con l’ubicazione di nuove centrali. ”I siti dovranno essere certificati dall’Agenzia per la sicurezza nucleare, non saranno proposti dal Governo ma individuati dagli operatori” ha precisato Saglia.

”I siti che hanno ospitato in passato centrali nucleari molto probabilmente saranno ancora considerati idonei, ma questo non vuol dire che le centrali andranno lì. Vuol dire soltanto che non lo si può escludere”. Saglia ha quindi confermato che per quanto riguarda i membri della futura l’Agenzia nucleare, i nomi che circolano sono quelli già fatti nei giorni scorsi: l’ex ministro Umberto Veronesi, il direttore di Oncologia Medica del Cro di Aviano, Umberto Tirelli, l’ordinario di Impianti Nucleari alla Sapienza di Roma, Maurizio Cumo.

I ”vecchi” siti del nucleare italiano sono tornati di forte attualità in scia al dibattito sul rilancio dell’atomo in Italia: secondo i Verdi – nonostante le molteplici assicurazioni del Governo secondo il quale le località destinate ad ospitare le nuove centrali non sono state ancora scelte – saranno con tutta probabilità quelli che verranno scelti per la nuova produzione di energia nucleare nel nostro Paese. Secondo i Verdi i siti in questione sono Montalto di Castro (Viterbo), già candidata a ospitare una centrale nucleare prima che l’Italia dicesse addio all’energia dell’atomo, Borgo Sabotino (Latina), Garigliano (Caserta), Trino Vercellese (Vercelli ), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma (Agrigento) e Monfalcone (Gorizia).

Sorgeranno nelle stesse zone di 20 anni fa, quelle che ospitavano gli impianti chiusi dopo il referendum del 1987. Maggiori certezze ci sono invece sul modello di centrale nucleare che verrà utilizzato in Italia: si tratta di centrali ”ad acqua leggera pressurizzata di terza generazione”, come ha spiegato il sottosegretario Saglia, fra cui quelle Epr del consorzio Enel ed Edf e quelle, più piccole, che si costruiscono presso la Westinghouse Electric Company di Pittsburgh.

”Il futuro del nucleare italiano passa da lì”, ha detto a margine dei lavoro del Forum Internazionale sull’Energia Pulita convocato a Washington su iniziativa americana. La Westinghouse di Pittsburgh (dove mercoledì si recherà in visita il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo) sviluppa tecnologie nucleari.

L’azienda americana è considerata una dei leader mondiali nella produzione di componenti per centrali, e il reattore ad acqua leggera è appunto una di queste tecnologie. ”Si tratta delle centrali tecnicamente più avanzate al mondo tra quelle già approvate – ha spiegato il sottosegretario Saglia – il futuro del nucleare italiano passa da qui”.