Energia

Porto Tolle, Enel: “Richieste di condanna senza fondamento, pm ignora legge”

Porto Tolle, Enel: "Richieste di condanna senza fondamento, pm ignora legge"

Porto Tolle, Enel: “Richieste di condanna senza fondamento, pm ignora legge”

ROMA –  Richieste “prive di fondamento e razionalità” frutte di un  “impianto accusatorio basato su metodi errati”. E’ quanto si legge in una nota di Enel, a proposito delle richieste di condanna dei sui vertici per la vicenda della central di Porto Tolle.

Enel  sottolinea che “il pm nella sua requisitoria ignora le leggi che fissano i limiti di emissione”.   La società, che ribadisce di aver “sempre rispettato tutte le regole”, sostiene che

“l’intera requisitoria del pm muove dal presupposto che la legge sui limiti di emissione che regolava l’esercizio della centrale non avesse alcuna rilevanza. Il pm addirittura si spinge a ignorare quelle leggi e dunque tutte le autorità dello Stato che nel tempo hanno approvato e confermato leggi e decreti autorizzativi”. 

Le richieste avanzate nell’udienza dalla pubblica accusa, prosegue Enel,

“sono assolutamente infondate, così come lo è l’intero impianto accusatorio basato su consulenze di parte costruite con metodologie indirette ed errate. L’impianto di Porto Tolle ha sempre rispettato la normativa sulle emissioni e negli anni non c’è stato alcun dato reale e misurato che potesse destare preoccupazione per la qualità dell’aria o che potesse causare problemi alla salute”.  

Sulle “presunte violazioni delle emissioni del DM 12.7.1990, va sottolineato che tale DM prevedeva delle specifiche deroghe, totalmente rispettate dal Gruppo. Inoltre con una legge del 2003 non solo per Enel ma anche per altri operatori era stata prevista una deroga alle emissioni. A valle di ciò venne anche stabilito un piano transitorio per la centrale di Porto Tolle approvato dal Ministero Attività Produttive, Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Veneto con provvedimento interministeriale che è sempre stato rigorosamente rispettato da Enel”, prosegue il comunicato.

La società, infine, “confida nella serenità del collegio giudicante e che nell’accertamento della verità verrà chiarita l’assoluta legittimità del suo operato”.

Le richieste dei pm. Il pm di Rovigo Manuela Fasolato, ha depositato le richieste di condanna per gli ex vertici e l’attuale Ad di Enel accusati di disastro ambientale per l’omessa installazione di apparecchi al fine di prevenire il deterioramento dell’ambiente circostante e l’aumento delle malattie respiratorie nei bambini, evidenziato anche dall’Istituto tumori Veneto.

Per Franco Tatò, ex ad di Enel dal 1996 al 2002, la rappresentante dell’accusa nel corso della requisitoria ha chiesto 7 anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici; per Paolo Scaroni, ex ad dal 2002 fino al 2005, 5 anni e 3 mesi, e interdizione perpetua.

Per Fulvio Conti, attuale ad di Enel, sono stati richiesti, nel documento depositato dall’accusa, 3 anni, più 5 di interdizione.

Per gli ex presidenti di Enel produzione Antonino Craparotta, Leonardo Arrighi (che ha siglato il progetto di conversione a carbone della centrale), Sandro Fontecedro, Alfredo Inesi, la richiesta è di 4 anni di reclusione e 3 di interdizione dai pubblici uffici. Per l’ex direttore della centrale Carlo Zanatta, 2 anni e 6 mesi. Estinzione per intervenuta prescrizione per i reati di cui è accusato l’ex direttore della centrale, Renzo Busatto.

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