Rifiuti radioattivi, aree idonee individuate nel 2015. Da quell’anno è ancora tutto fermo

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 aprile 2018 5:35 | Ultimo aggiornamento: 6 aprile 2018 23:22
Rifiuti radioattivi, centro di stoccaggio

Rifiuti radioattivi, aree idonee individuate nel 2015 (foto Ansa)

ROMA – L’ingegner Lamberto Matteocci, Responsabile del Centro Nazionale sicurezza nucleare – ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), è intervenuto ai microfoni del programma “Legge o Giustizia” su Radio Cusano Campus per spiegare quanto manchi ancora prima di veder realizzato il deposito unico nazionale per i rifiuti radioattivi.

“La realizzazione in termine di costruzione ed esercizio è un percorso piuttosto lungo. L’Italia è nella fase della localizzazione, ovvero l’individuazione di un sito idoneo per realizzare un deposito di rifiuti radioattivi di bassa e media attività. Per i rifiuti di più alta attività il progetto prevede la realizzazione di uno stoccaggio di lungo termine sempre nello stesso sito”.

Matteocci ha spiegato che “la localizzazione prevede una procedura ben precisa. Il soggetto attuatore, la Sogin, elabora una proposta di Carta Nazionale di Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) sulla base di criteri dettati dall’autorità di regolamentazione competente i cui compiti sono oggi svolti dall’ISPRA.

Sulla base di questi criteri, la Sogin ha proposto una serie di aree potenzialmente idonee per la realizzazione del deposito per scorie a bassa e media attività. Questa proposta è stata validata e verificata dall’Ispra e gli esiti sono stati trasmessi nel 2015 Al Ministero dell’Ambiente e a quello dello Sviluppo Economico. La Sogin sta aspettando il nulla osta per pubblicare la carta sulle aree idonee e questo nulla osta deve essere dato dai due Ministeri. Una volta pubblicata la carta comincerà la fase di dibattito”.

Insomma, ci vorrà ancora un bel po’ di tempo. “Un deposito di questo tipo fatto a regola d’arte comporta meno pericoli e rischi di una normale discarica- precisa Matteocci – l’impianto, poi, sarà molto più piccolo rispetto a quelli usati da Paesi come Spagna e Francia”. A che punto è la dismissione dei vecchi impianti nucleari? “Sta andando avanti e richiederà ancora del tempo, almeno altri venti anni. Il problema è connesso alla realizzazione del deposito unico. Nel momento in cui si smantella una struttura bisogna aver noto dove collocare i residui di questo smaltimento. Per ora, in assenza del deposito nazionale, vengono smaltite nei depositi dei siti stessi”.