Meno aiuti alle rinnovabili. Clini: “C’è chi guadagna più di un pusher”

Pubblicato il 12 Aprile 2012 13:55 | Ultimo aggiornamento: 12 Aprile 2012 16:55

ROMA – Nell’Italia del piagnisteo generale, suffragato peraltro da ogni indicatore economico, i produttori di energia verde si sono arricchiti più degli spacciatori di droga. Lo dice, senza mezzi termini, non un passante nemico delle energie alternative ma il ministro dell’Ambiente Corrado Clini: “Grazie agli incentivi questi produttori in questi anni hanno avuto rendimenti che neanche gli spacciatori di droga”. Il ministro Passera non fa battute ma, annunciando le modifiche sul sistema degli aiuti per le energie pulite, snocciola le varie “criticità” delle regole attuali: “Aiuti troppo sbilanciati a favore dell’elettrico, a scapito di rinnovabili termiche e dell’efficienza energetica, incentivi troppo alti rispetto al calo dei costi di produzione e molto generosi verso il solare”.

Intanto il Governo ha tagliato tre miliardi di incentivi. L’obiettivo è coprire con l’energia pulita il 35% del fabbisogno energetico nazionale entro il 2020. A quella data saranno stati stanziati 12 miliardi, tre in più di oggi, tre in meno di quelli previsti. Maggiori incentivi ci saranno, secondo la logica esposta dal ministro Passera, ai finanziamenti per idroelettrico, geotermico, eolico, biomasse, biogas (2,5 miliardi in tutto) mentre un taglia di mezzo miliardo va agli incentivi al fotovoltaico, cioè ai pannelli solari.

Tutto bene? In realtà non è contento chi sperava in una diminuzione del costo delle bollette che rimarranno tra le più care al mondo. Allo stesso tempo non sono contenti gli ambientalisti o comunque chi puntava a non ridurre gli sforzi per sottrarci al dominio di petrolio e combustibili fossili: “Il governo è nemico delle energie alternative” punta il dito il verde Bonelli che coglie nella diminuzione dei soldi destinati all’energia pulita un passo indietro significativo. Legambiente pronuncia un no secco al cambio di strategia con più ampie motivazioni:  “E’ evidente il mancato confronto con le associazioni e le aziende del settore. Nei decreti ministeriali varati ieri c’è qualche passo avanti ma si rischia di bloccare lo sviluppo delle fonti pulite con i tetti annui alle installazioni, il complicato sistema delle aste e l’obbligo dei registri per gli impianti che tolgono ogni certezza agli investimenti.”