Strutture geologiche profonde in Italia: usarle per lo stoccaggio di anidride carbonica, di gas naturale, di scorie Strutture geologiche profonde in Italia

Pubblicato il 23 Luglio 2009 0:47 | Ultimo aggiornamento: 3 Settembre 2009 9:47

Si è svolto a Milano il convegno organizzato dall’Associazione Termotecnica Italiana (ATI) dal titolo “3F – Fossil Fuel Free: rinnovabili e nucleare“. Si è trattato  di una carrellata di presentazioni ad alto livello per rilanciare il nucleare in Italia, in primis la megalitica multinazionale francese del nucleare AREVA.

La discussione ha messo a confronto il nucleare con le “lente” potenzialità delle energie rinnovabili, come soluzioni parallele e alternative, ai fini di evitare subito e senza indugio i fattori che stanno facendo aumentare esponenzialmente i cambiamenti climatici, dovuti alla produzione di energia elettrica tramite il “vecchio carbone”.

Il confronto con il nucleare non è stato invece proposto da ATI con il “carbone a zero emissioni”, vale a dire con energia prodotta da carbone con cattura e stoccaggio geologico di CO2 (CCS in gergo scientifico), mentre ormai tutti nel resto del mondo sanno che la vera alternativa al “vecchio nucleare” di III generazione che il Governo vuole riciclare anche in Italia, sono proprio le “clean coal technologies“.

Su queste tecnologie CCS sono ora concentrate tutte le attenzioni della nuova amministrazione di Barak Obama,  che infatti recentemente ha avallato la firma dell’Accordo Bilaterale Italia-Usa sulle “Low carbon technologies” e la messa in cantiere di nuovi progetti CCS tra i due paesi.

La presentazione di Fedora Quattrocchi dello INGV  ha messo in luce un quesito centrale del passaggio alla nuova generazione di produzione energetica: il problema del destino degli scarti di entrambe le tecnologie, ovvero le scorie nucleari e l’anidride carbonica (CO2), da sequestrare nel sottosuolo. Soprattutto è da definire il problema della loro gestione e del coordinamento.

Infatti, essendo le strutture geologiche “buone” per gli stoccaggi profondi limitate, siano esse destinate ad anidride carbonica, a scorie nucleari o al gas naturale (metano) – per aumentare le riserve strategiche all’ingresso dei tubi dalla capricciosa Russia –  si pone il problema di quale autorità “pubblico-privata”possa gestire questa strategica imponente scelta, regione per regione (spesso con strutture al confine tra regioni stesse). Inoltre resta da superare un altro bivio importante, sul possibile uso alternativo di quelle strutture sotterranee per la produzione di energia geotermica.

La conclusione è stata che solo il passaggio coatto di tutto il delicato settore stoccaggi geologici profondi allo Stato può salvarci da una catastrofica evoluzione italiana energetico-ambientale affidata solo ai privati.in cerca di rapido profitto.

Solo una gestione statale può permettere di superare il nuovo fenomeno noto come sindrome NUMBY (Not under my BackYard), causa invece del fatto che in Italia la produzione elettrica a gas naturale (unica al mondo in tali percentuali)  non prevede stoccaggi strategici o rigassificatori e comporta un prezzo quasi doppio per la bolletta elettrica.

In un paese che non sa gestire neanche i suoi rifiuti urbani, è quindi chiaro che, mentre è funzionale all’interesse generale che i privati installino in corretta competizione impianti di produzione energetica di qualsiasi tipo sul territorio, il sottosuolo e gli acquiferi devono  rimanere pubblici.