Tav, Taranto, Sicilia… Quei cantieri bloccati dal sentimento anti-industriale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 settembre 2013 13:33 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2013 13:34

Tav, Taranto, Sicilia... Quei cantieri bloccati dal sentimento anti-industrialeROMA – E’ accaduto a Taranto, dove Enipower ha gettato la spugna estenuata dal trittico politica, burocrazia e sentimento anti-industriale. Accade che un’impresa italiana, controllata dal Tesoro, debba dire addio alla realizzazione di una centrale, dopo un iter durato 6 anni. Ma quello di Taranto non è ovviamente un caso isolato, è solo l’ultimo della lista. Ci sono almeno altre 4 Taranto in Italia:

– A Taranto come in Val di Susa e il cantiere Tav bloccato

– A Taranto come a Trieste e il caso del rigassificatore di Gas Natural

– A Taranto come in Campania e i vari termovalorizzatori fermi

– A Taranto come in Sicilia e l’elettrodotto Sorgente-Rizziconi

– A Taranto come altri 350 comuni che bloccano altrettante infrastrutture alcune delle quali vitali per lo sviluppo dell’Italia e la competitività delle imprese

 

“Se un’impresa italiana, peraltro controllata dal Tesoro, estenuata dall’intreccio politica-burocrazia, getta le armi e alza le braccia, che cosa possiamo aspettarci dalle multinazionali straniere?”, si chiede Lello Naso sul Sole 24 Ore, che poi risponde:

Domanda retorica, risposta scontata: non possiamo che attenderci reazioni come quella della British gas che ha rinunciato alla centrale di Brindisi, solo per fare un esempio territorialmente attiguo a quello di Taranto. Dunque non deve destare meraviglia se l’Italia è in coda alle classifiche europee di attrattività degli investimenti esteri e di doing business. I numeri sono le dirette conseguenze della farraginosità delle nostre regole e dell’assoluta discrezionalità della politica che arriva a sconfinare spesso nell’arbitrio.

Taranto paga lo scotto dell’Ilva, è evidente. Al punto da bloccare un investimento, quello della centrale Enipower, che taglia le emissioni e crea lavoro. Ma compito della politica e delle classi dirigenti non è assumersi le responsabilità e prendere decisioni anche impopolari? Anche questa è una domanda retorica. Ma la risposta purtroppo, nei fatti, è tutt’altro che scontata.