Università di Trieste: petrolio al termine, si produrrà da scarti

Pubblicato il 6 Maggio 2012 15:59 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2012 16:06

TRIESTE – Il petrolio del futuro verrà dagli scarti, ed entro pochi anni i nuovi biocarburanti saranno competitivi con i combustibili fossili. Lo afferma Lucia Gardossi dell'Università degli Studi di Trieste, che l'8 e il 9 maggio ospitera' gli esperti di chimica 'verde' 12 nazioni per il congresso conclusivo del progetto europeo 'Irene'.

A permettere la trasformazione di residui agricoli o alimentari in carburanti, ma anche bioplastiche o detergenti sono i biocatalizzatori, proteine provenienti da fonti biologiche che permettono i processi chimici: "Il petrolio nell'ottica della storia dell'umanita' rappresenta un minuscolo intervallo di tempo che scadra' tra breve – afferma l'esperta – la buona notizia e' che le tecnologie per il terzo millennio 'petrolio free' e per lo sviluppo sostenibile sono gia' pronte. Le bioraffinerie sono gia' una realta' nel mondo e i regolamenti europei sempre piu' stringenti hanno gia' reso poco interessanti i biocarburanti tradizionali, che competono con l'alimentazione. I processi devono solo essere messi a punto".

La 'bioeconomia' europea ha gia' un mercato pari a 1600 miliardi di euro e 22 milioni di posti di lavoro, ed entro il 2025 la quota della chimica 'verde' dovrebbe passare dal 10 al 25% del totale. I biocatalizzatori, che abbattono l'impatto ambientale dei processi industriali sono gia' usati ad esempio nella purificazione dei farmaci o nei detersivi, ed una delle applicazioni piu' curiose e' nella decolorazione dei jeans: "Una volta si usavano la candeggina e il lavaggio con le pietre per dare l'effetto 'usato' – spiega Gardossi, che ha coordinato il progetto durato 3 anni – mentre ora degli enzimi digeriscono parzialmente i tessuti e li decolorano".

La prima bioraffineria italiana, che produrra' bioetanolo a partire da paglia di scarto e canna di fosso (Arundo Donax), dovrebbe essere inaugurata a settembre dal gruppo Mossi Ghisolfi: "Purtroppo a parte questa lodevole eccezione la realta' italiana soffre della mancanza di industrie chimiche forti – sottolinea Gardossi – noi siamo forti nel trovare nuove idee, che poi il sistema non e' in grado di sostenere. Il risultato e' che esportiamo molti bravissimi ricercatori, che sono molto apprezzati all'estero".