Europa, la solidarietà ricomincia dal calcio e spaventa Trump e Putin

di Giovanni Valentini
Pubblicato il 16 luglio 2018 12:08 | Ultimo aggiornamento: 16 luglio 2018 12:08
Europa della solidarietà ricomincia dal calcio e spaventa Trump e Putin (nella foto, sotto l'ombrello, accanto al francese Macron)

Europa della solidarietà ricomincia dal calcio e spaventa Trump e Putin (nella foto, sotto l’ombrello, accanto al francese Macron)

Mentre l’Europa politica annaspa nei marosi dell’immigrazione, e quella istituzionale rischia[App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] di affogare sotto l’onda anomala del “sovranismo”, l’Europa calcistica conquista la Coppa del Mondo con la legittima vittoria della Francia, accompagnata alla finale di Mosca dalle “performance” delle Nazionali di Croazia, Belgio e Inghilterra.

Sarà pure una magra consolazione, di fronte alle crepe sempre più evidenti all’interno dell’Unione. Ma può essere comunque un motivo di soddisfazione per il Vecchio Continente nei confronti del resto del pianeta. Ed è senz’altro una concomitanza di mezza estate, del tutto occasionale ma a suo modo significativa, che la conclusione di questi Mondiali 2018 dominati dall’Europa coincida (finalmente) con l’apertura volontaria di cinque partner alla redistribuzione delle quote dei migranti. Un buon auspicio da non disprezzare. 

Peccava forse di ottimismo il nostro capo del governo, Giuseppe Conte, quando ha detto che “la solidarietà nell’Ue sta diventando realtà”, subito dopo che la Germania, la Francia e Malta si sono dichiarate disponibili ad accogliere una parte dei 450 extra-comunitari bloccati sulle navi Frontex e della Guardia di Finanza nella acque di Pozzallo, davanti alle coste siciliane. E la doccia fredda arrivata immediatamente dalla Repubblica ceca e dall’Ungheria ha sopito inevitabilmente gli entusiasmi. Eppure, per la prima volta è scattata una risposta positiva che ha coinvolto poi anche la Spagna e il Portogallo, una reazione di cui bisogna dare atto al ministro Matteo Salvini e alla sua “linea della fermezza”.

È la conferma che l’Europa della solidarietà può trovare un asse portante in quella cultura del Mediterraneo, comune ai Paesi che si affacciano sul “Mare nostrum” o ne condividono la tradizione. E cioè, proprio in quell’EuroMed di cui fanno parte, oltre alla nostra Penisola, la Francia, la Spagna, il Portogallo, la Grecia, Cipro e Malta. Nel corso dei secoli, è stata questa la “culla della civiltà” e pazienza se gli ungheresi o i cechi si sentono estranei a una tale eredità storica: sono loro “fuori posto” e fuori regola, visto che non accettano le quote per la redistribuzione dei migranti fissate da Bruxelles. E allora dovrebbero trarne semmai le conseguenze.

Né sorprende più di tanto che il leader dell’Internazionale populista e sovranista, il presidente americano Donald Trump, dichiari adesso che “l’Ue è un nostro nemico”, come ha appena detto al termine della sua visita in Gran Bretagna. È chiaro ed evidente che la prospettiva degli Stati uniti d’Europa, cioè di un’Europa più compatta e autonoma, non può che impensierire sul piano politico, economico e commerciale sia gli Stati uniti d’America sia l’ex Unione sovietica, dalla Russia di Vladimir Putin al cosiddetto “blocco di Visegrad”, i quattro Paesi (Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica ceca) che un tempo facevano parte dell’impero di Mosca e oggi aderiscono all’Unione europea più per convenienza che per convinzione.

È paradossale, ma non è tuttavia un caso, che questi quattro Paesi siano considerati gli alleati naturali di Salvini e della Lega nella politica dell’immigrazione o forse sarebbe meglio dire dei respingimenti. Ed è stato proprio questo finora il punto debole del governo italiano nei confronti degli altri partner europei. Da un lato, l’Italia “sovranista” reclama giustamente la redistribuzione dei migranti, in nome della solidarietà europea; dall’altro, condivide le posizioni del “gruppo di Visegrad” che invece la rifiuta, tendendo la mano al premier ungherese Viktor Orban che continua a considerare la Russia “un modello da imitare”.

Sono le contraddizioni esplosive che tuttora attraversano e indeboliscono l’Unione europea, “terzo incomodo” per le due Grandi potenze della vecchia Guerra fredda, sulla linea di confine tra Est e Ovest. Ma ormai il mondo, sotto l’effetto di un esodo biblico come l’immigrazione di massa, va dividendosi fra Nord e Sud, fra Paesi ricchi e Paesi poveri, Paesi che fanno la dieta e Paesi che fanno la fame. Ed è questa la sfida del nostro tempo che attende l’Europa alla prova dei fatti: cioè della solidarietà e dell’integrazione.