Europa e troika, la salutare lezione di Grecia e Portogallo

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 25 giugno 2018 8:57 | Ultimo aggiornamento: 25 giugno 2018 8:57
Europa, Ue e troika, la salutare lezione di Grecia e Portogallo

Europa e troika, la salutare lezione di Grecia e Portogallo

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto questo articolo anche per Uomini & Business, con il titolo “Quando la Grecia rovinò la Grecia”:

La Grecia si appresta a dire addio alla tutela della Troika (Commissione Ue, Fondo monetario, Bce). L’ultima cosa da decidere è quella di vedere se le autorità europee e i creditori possono fare qualcosa per l’ingente debito che ancora attanaglia il paese. Ma, per il resto, la lunga crisi può essere considerata finita. E’ tornata la crescita e nel complesso le cose vanno meglio.

E’ stata una crisi lunga e drammatica, che a momenti ha dato persino l’impressione di poter far saltare l’euro e l’intera costruzione europea. Ma non è successo.

La crisi, come è noto, comincia nell’autunno del 2009, quasi dieci anni fa, quando il primo ministro di allora, Papandreou, rivela che i conti del paese sono tutti falsi. Rivisti e corretti i bilanci, si scopre che la Grecia è in stato fallimentare. Anzi, è già fallita. Nell’aprile del 2010 il debito greco viene declassato a junk bonds: di fatto il paese non può più accedere ai mercati  finanziari per le sue necessità di cassa. Rimane solo il possibile sostegno delle autorità europee. Oppure, come qualche falco va sostenendo, l’espulsione del paese dall’Europa, e che si arrangi.

L’Europa sceglie invece di evitare traumi troppo forti e interviene in aiuto del paese. Poiché il disordine era massimo (moltissimi assunti nella pubblica amministrazione a fronte di nessun lavoro, corruzione, sprechi, ecc.), la troika (che è intervenuta) impone misure di austerità estremamente severe, al limite del sopportabile.

Contro questa austerità, il governo di Tsipras (di sinistra) organizza addirittura un referendum, che vince e che boccia le richieste europee. E’ il momento più drammatico. La Grecia sta morendo, l’Europa è pronta a aiutarla, ma chiede severità nei comportamenti e nella gestione della finanza pubblica. Il popolo, però, si schiera contro l’Europa, insieme al governo, e tutti si trovano in un vicolo cieco. A un  passo dalla catastrofe.

La situazione viene risolta dal primo ministro Tsipras, che fa un’inversione di 180 gradi, caccia il suo ministro economico (quel Varoufakis sostenitore della linea dura contro le richieste europee), accetta tutto e avvia la Grecia lungo una sofferta marcia verso il risanamento. Non sono anni facili. Le condizioni della troika sono veramente pesanti. D’altra parte il paese veniva da anni e anni di disordine totale.

Oggi, a otto di distanza dall’intervento europeo, si registra che la Grecia ha beneficiato di oltre 270 miliardi di aiuti dei creditori e di varie istituzioni e il risanamento può dirsi completato. Rimane un debito pubblico elevato, per il quale chiede un haircut, cioè un taglio netto.

Tsipras ha dichiarato di recente che, se ci sarà  questo taglio, la Grecia, che sta tornando sul mercato dei capitali, presto potrà tornare a camminare con le proprie gambe, e senza più bisogno della stampella europea. Al momento la crescita economica del paese, la cui economia si sta aprendo ai commerci internazionali, è migliore persino di quella italiana.

Storia non diversa quella del Portogallo, altro paese finito sotto la tutela della troika, che impone misure di severa austerità e che vengono accettate (dal governo di allora, di destra). Successivamente, sale al potere la sinistra, che però mantiene la politica di severità finanziaria. Oggi il Portogallo è tornato a crescere.

L’Europa e la troika, quindi, non hanno rovinato Grecia e Portogallo, come vuole una facile letteratura, ma li hanno salvati dal loro stesso disordine.