Non basta una cravatta per salvare la Grecia dalla crisi

di Elisabetta Casalotti
Pubblicato il 3 luglio 2018 17:55 | Ultimo aggiornamento: 3 luglio 2018 17:55
Non basta una cravatta per salvare la Grecia dalla crisi

Non basta una cravatta per salvare la Grecia dalla crisi

ROMA – Non sarà una cravatta a salvare la Grecia. Non certo quella indossata per pochi minuti dal premier Alexis Tsipras, dopo l’accordo raggiunto recentemente con i creditori della zona euro a Lussemburgo. Un accordo che segna l’uscita del Paese dal terzo programma di aiuti internazionali. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,-Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Per tutta la durata del suo mandato, Tsipras si era rifiutato di portare la cravatta perfino nelle cerimonie ufficiali. In occasione di uno dei suoi viaggi in Italia, però, aveva fatto una promessa a Matteo Renzi. Gli aveva detto: “Indosserò la cravatta che mi hai regalato se riusciremo a ottenere un alleggerimento del debito greco”. Questo spiega il look, per lui insolito, scelto al momento di annunciare i termini dell’accordo.

In effetti, su questa base Atene potrà posticipare di 10 anni – dal 2022 al 2032 – il pagamento di 110 miliardi di euro per i prestiti ricevuti dal vecchio fondo salva-stati Efsf. La Grecia si vede estendere, inoltre, di ulteriori 10 anni il periodo di grazia, quello in cui non scattano sanzioni se non si rispettano i tempi di pagamento del debito. Il Paese di Tsipras resterà comunque per un lungo periodo di tempo sotto la stretta sorveglianza dei creditori della zona euro.

È proprio a causa di quest’ultima clausola che, passati i primi entusiasmi, i greci cominciano a chiedersi se il tanto agognato accordo con i creditori internazionali segni veramente la fine della crisi economica. La realtà, insomma, torna a bussare alla porta. Ne danno atto anche economisti ed esperti di mercato che si mostrano scettici sul futuro del Paese, ritenendo che l’accordo rischia di favorire un’ulteriore recessione dell’economia. Si avanzano dubbi soprattutto sulla sostenibilità a lungo termine del debito e si sottolinea che i Paesi del nord hanno preferito rimandare le decisioni importanti al futuro. Si sostiene, in breve, che con l’escamotage del prolungamento dei pagamenti i creditori hanno voluto evitare di affrontare nei rispettivi Parlamenti una decisione su una vera ristrutturazione del debito. Se a tutto questo si aggiungono gli obbiettivi di bilancio troppo alti imposti dai creditori internazionali, il carico fiscale insostenibile e la povertà incalzante, chiunque può rendersi conto che il futuro della Grecia non si delinea proprio roseo.

A decidere in ultima istanza saranno – come al solito – i mercati finanziari, visto che la Grecia esce ufficialmente dal programma di aiuti il prossimo 20 agosto. Giudici intransigenti e poco inclini ai sentimentalismi, i mercati vaglieranno con quali interessi prestare alla Grecia altri capitali. Sarà un’occasione per capire che cosa pensano realmente sulla sostenibilità del debito e sulla volontà del Paese di rimanere fedele alle riforme.

Un fatto, comunque, è certo: in questo periodo transitorio tornerà utile il cuscinetto finanziario di 24 miliardi concesso come premio di buonuscita alla Grecia dai creditori della zona euro. Resta ancora tutto da vedere, quindi, per un Paese flagellato da più di otto anni di crisi economica e oberato da un debito che supera il 180% del Pil. Finita l’era della Troika, inizia quella dell’incertezza. La Grecia, a quanto sembra, ha ancora un lungo cammino da percorrere per lasciarsi definitivamente alle spalle lo spettro della crisi.