Grecia schiantata dalla austerity, ceto medio ucciso da Tsipras, uno specchio…

di Elisabetta Casalotti
Pubblicato il 10 maggio 2018 6:48 | Ultimo aggiornamento: 10 maggio 2018 1:01
Alexis Tsipras

Grecia schiantata dalla austerity, ceto medio ucciso da Tsipras, uno specchio… (nella foto Ansa il primo ministro greco)

ROMA – L’ intervento è perfettamente riuscito, purtroppo però il paziente è morto. Dopo otto anni di tribolazioni, con un avanzo primario pari al 4% del PIL dovuto all’aumento del carico fiscale e tanti buoni propositi [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui, Ladyblitz – Apps on Google Play], la Grecia si prepara a uscire dal programma di austerity concordato con i creditori internazionali.

È una “success story”, quella del governo ellenico, imbevuta di lacrime e sangue, fatta di tagli a stipendi e pensioni e di aumenti delle imposte dirette e indirette. A pagarne l’esoso conto, è soprattutto il ceto medio, una classe sociale ormai in via di estinzione nel Paese, visto che professionisti e impiegati nel settore privato hanno perso in alcuni casi anche l’80% delle loro entrate.

Ora il governo di Alexis Tsipras, una sinistra trasformista che abbandonando le precedenti vesti s’è improvvisata paladino delle riforme pur di salvaguardare il settore pubblico e le orde di elettori, ha una sola speranza: quella di ottenere un’uscita “pulita” dal programma di aiuti, senza sorveglianza precauzionale e con in più un alleggerimento del debito che lo renda sopportabile e una sorte indolore sui mercati.

Il sogno di Tsipras, però, sembra ben lontano dal trasformarsi in realtà. E già si parla di un’uscita dai memorandum, protetta o meglio monitorata dai creditori internazionali. È vero insomma che la Grecia ha fatto i compiti, ma non li ha ancora finiti. Alcune misure, come per esempio nuovi cospicui tagli alle già esigue pensioni, sono state varate ma verranno applicate dal 1° gennaio 2019. Il governo perciò si ripromette già di ricontrattare le condizioni con i creditori, rendendo guardinghi i partner internazionali.

Nel migliore dei casi, quindi, l’uscita dal programma di austerità – prevista per metà agosto – sarà in effetti solo un timido affacciarsi sui mercati. Resterà in poche parole la Troika, seppure in un ruolo di mera tutela, mentre non è da escludersi un quarto memorandum. Tsipras lo sa bene, anche se non lo dice, e si prepara a mettersi al riparo. In questi casi, le elezioni anticipate sono sempre una buona uscita di sicurezza e un modo efficace per lavarsene le mani. Così, secondo tutte le previsioni, il popolo greco tornerà alle urne in autunno, un anno prima della scadenza del mandato del governo.

Non è certamente facile fare un bilancio di questi otto anni di crisi e della cura imposta all’economia greca. Una cosa è chiara: l’aumento dell’avanzo primario è forse l’unico dato positivo di questo ultimo anno. Per il resto i memorandum, o meglio l’uso che ne hanno fatto gli ultimi governi ellenici, si lasciano dietro terra bruciata. Piu del 35% dei greci è oggi a rischio di povertà, mentre il 26,6 % dei bambini vive già in questo stato; la disoccupazione supera il 21% e in media le famiglie hanno perso il 40% dei loro redditi.

Un panorama scoraggiante che dimostra come la terapia d’urto imposta ai greci per risanare l’economia del Paese, li ha fatti soccombere sotto il peso delle durissime misure di austerity. Il risultato finale è un futuro più che mai incerto per la Grecia sulla quale incombe ora il fantasma di un ritorno ai memorandum, come d’altronde il caso Argentina insegna.

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