Arrestano tre italiani in Afghanistan con orribili accuse. Il ministro Frattini sa solo dire: “Speriamo non sia vero, sarebbe una vergogna”

Pubblicato il 12 Aprile 2010 0:42 | Ultimo aggiornamento: 12 Aprile 2010 11:01

Ormai è diventata un caso internazionale la vicenda dei tre italiani accusati dalle autorità di una provincia afghana di avere partecipato a un complotto dei talebani, prendendo anche del denaro e per questo finiti in carcere con sei afghani.

Secondo portavoce locali i tre italiani avrebbero ammesso le loro colpe. La notizia è stata data dai giornali on line di tutto il mondo con molta prudenza e tutti attribuiscono precisamente le informazioni alle fonti afghane e usano diffusamente il condizionale.

Secondo le autorità dell’Helmand, tutti e nove gli arrestati, inclusi i tre italiani, “hanno confessato” le loro responsabilità nel complotto per uccidere il governatore della provincia.I tre, Marco Garatti, Matteo Dall’Aira e Matteo Pagani,  lavoravano  nell’ospedale di Lashkar Gah, nella provincia meridionale di Helmand da anni gestito da Emergency, una organizzazione assistenziale con base a Milano. Sono stati arrestati sabato in un raid  compiuto nell’ospedale da uomini dei  servizi segreti afghani assistiti da operativi delle forze speciali inglesi che nella zona affiancano la polizia nello sforzo finora infruttuoso di sradicare i talebani.

Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini si tenuto sulla linea della prudenza, senza confermare le accuse ma anche senza buttarsi a corpo morto in difesa degli arrestati, sostenendo che “bisogna” ancora “accertare la verità”: “Prego che non sia vero, sarebbe una vergogna per l’ Italia. Ci sono dei fatti, sono state trovate armi molto pericolose in un ospedale gestito da Emergency. Noi tutti vogliamo conoscere la verità e la vogliamo conoscere il prima possibile”.

I tre arrestati sono stati visitati dall’ambasciatore italiano Claudio Glaentzer, recatosi in volo nell’ Helmand e che ha riferito di averli trovati in buone condizioni.

Ovviamente furioso è stato Gino Strada, il medico italiano fondatore e capo supremo di Emergency,che ha bollato le accuse come l’ennesima “bufala”. Dicono fonti di Emergency:”Il governatore non ha alcuna credibilità”. Dura e risentita reazione anche anche da aprte dei familiari dei volontari, i quali dicono che “non è possibile” una confessione e dicendosi “amareggiati” per il “silenzio dello Stato”.

Secondo Strada, “si tratta di una sporca manovra” messa in atto con l’obiettivo di estromettere Emergency dal sud dell’Afghanistan. “E’ iniziata una guerra preventiva per togliere di mezzo un testimone scomodo prima di dare il via ad un’offensiva militare in quelle regioni”, ha detto Strada, parlando in conferenza stampa a Milano. “I nostri medici sono stati rapiti nella peggiore tradizione terroristica dalla polizia del governo Karzai, quel governo difeso dalla coalizione internazionale per il quale l’Italia spende 2 milioni di euro al giorno”.

Gino Strada aveva detto di essere certo di militari del corpo di spedizione della Nato che opera in Afghanistan sotto l’etichetta Isaf, ma secondo il sito del quotidiano inglese Times, i responsabili delle forze Nato hanno “ribadito che le forze dell’Alleanza non erano coinvolte nel raid” , precisando però che “Forze speciali britanniche e agenti dei servizi segreti britannici, con base nell’ Helmand, non fanno parte della missione Nato ma lavorano accanto alle forze afghane nella zona”. Inoltre, secondo fonti britanniche, dopo il raid in ospedale sono anche intervenuti artificieri inglesi a controllare che non vi fossero ordigni nascosti oltre a quelli trovati.

Nel corso della giornata di domenica, il governo centrale di Kabul ha ridimensionato il ruolo di Marco Garatti, Matteo Dall’Aira e Matteo Pagani, ma persone vicine al governatore,  Gulab Mangal, hanno invece insistito nelle accuse nei confronti dei tre italiani.

Secondo il portavoce di Mangal, Daoud Ahmadi, “tutti e 9 gli arrestati hanno confessato, ammettendo che che c’era un piano per compiere attentati suicidi negli affollati bazar e nel compound del governatore, che volevano uccidere”.

Più preciso è stato Wahidhullah, un consigliere del governatore: “Nel corso degli interrogatori, i contorni del complotto sono emersi con chiarezza, così come è emerso il fatto che per realizzarlo un italiano, Marco Garatti, avrebbe ricevuto denaro dai talebani”.

La somma sarebbe di 500 mila dollari. Non è chiaro se Garatti sia accusato di avere preso tutti i soldi o di averli distribuiti con i complici. I siti più importanti parlano di una accusa riferita all’intero gruppo dei congiurati.

Wahidhullah ha poi spiegato che il gruppo aveva mimetizzato armi ed esplosivo tra il materiale medico in una delle stanze dell’ospedale. Secondo la Cnn, la polizia avrebbe trovato due giubbetti speciali per attacchi suicidi, due pistole e esplosivi nascosti nell’ospedale in scatole al posto di medicinali.

Secondo il portavoce, “il governatore di solito si intrattiene con le vittime nell’ospedale di Emergency per portare assistenza e denaro. Era previsto che in una delle prossime visite, dopo aver lasciato le sue guardie del corpo all’esterno dell’ospedale, dove Mangal avrebbe trovato a sorpresa nella sala, dove erano ricoverati i feriti, i talebani armati per ucciderlo”.

L’ospedale si trova in una zona residenziale della città, vicino alla casa-fortino del governatore.

La vicenda dell’arresto e del complotto ha fatto anche riesumare la storia del rapimento del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo, del quotidiano la Repubblica, avvenuto nel 2007. Mastrogiacomo venne poi rilasciato a fonte di contante e della liberazione di alcuni capi talebani e grazie alla mediazione di Rahamatullah Hanafi, capo dell’ospedale di Lashkar Gah.

Rahamatullah venne successivamente arrestato e trattenuto in carcere per tre mesi dalla polizia afghana per complicità nel rapimento di Mastrogiacomo e alla uccisione del suo interprete, Adjmal Nashkbandi, delitto del quale venne accusato lo stesso Rahamatullah. Dopo l’arresto, la maggior parte degli italiani che lavoravano all’ospedale lasciò il paese.

Secondo notizie raccolte dalla Cnn i tre italiani arrestati sono stati accusati anche di avere partecipato alla uccisione dell’interprete.

L’accusa sembra del tutto infondata. Secondo Emergency, ai tempi del rapimento, nessuno dei tre si trovata in Afghanistan: Garatti era in Sierra Leone,  Dall’Aira in Italia. Per Pagani si tratta della prima trasferta con Emergency.

Mastrogiacomo è comunque fermissimo: “E’ una mistificazione. Sappiamo tutti che Adjmal fu ucciso dai talebani. Gli operatori Emergency sono quelli che hanno trattato per la nostra liberazione”. Quanto a Ramatullah Anefi, secondo Mastrogiacomo, è del tutto infondata l’accusa che sia stato lui il mandante del sequestro. La convinzione di Mastrogiacomo è basata sul fatto che la polizia sostiene che Ramatullah incontrò il giornalista italiano e l’interprete per tre volte durante la loro prigionia, mentre la cosa è “assolutamente falsa perchè io lo vidi solo il giorno della mia liberazione”.

La vicenda è molto ingarbugliata, le notizie contradditorie, le fonti non sempre attendibili fino in fondo.

Le dichiarazioni arrivate da Kabul per tutta la giornata erano in un primo momento di tenore rassicurante. Le autorità avevano infatti garantito all’ambasciatore italiano Glaentzer  un’indagine “rapida e rigorosa” impegnandosi per la tutela dei diritti degli arrestati.

Il portavoce del ministero degli Interni, Zamarai Bashary, si era spinto anche oltre. dicendo che la vicenda va trattata con “prudenza” perché “quello che si vuole sapere è come quel materiale è entrato nell’ospedale”. 

Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha parlato al telefono con il suo omologo afghano Zalmay Rassoul e ha fatto quel che un ministro italiano fa in questi casi, rinnovando la piena fiducia negli investigatori. Lasciando a noi il compito di immaginare come si sarebbero comportati la Clinton o i suoi colleghi europei, Frattini ha fatto il prete, dicendo: “Da italiano prego veramente che non ci sia alcun italiano che abbia direttamente o indirettamente compiuto atti di questo genere. Lo prego davvero di tutto cuore, perché sarebbe una vergogna per l’Italia”.

Ma come, ti arrestano dei tuoi connazionali e non sai dire altro?