berlusconi

Berlusconi, le mamme e i papà da Noemi a Ruby alla Faggioli: “Figlia mia, sveglia”

ROMA – Io, màmmeta e tu: il trio è presto fatto con arcorina, mamma e papi Silvio Berlusconi. In principio fu la madre di Noemi Letizia, Anna, a dare in pasto agli inviati del Times i suoi desideri: «Spero che Berlusconi possa fare per mia figlia quello che non ha potuto fare per me».

Ora che sono passati circa due anni da quella dichiarazione, l’esercito dei parenti che aspirano alla corte del presidente del Consiglio ha ingrossato le sue file. Sono madri, padri, fratelli e anche fidanzati che non vedono l’ora di entrare nelle grazie del Cavaliere e sulla logica del “tengo famiglia” spingono le avvenenti pargolette ormai cresciute a farsi notare per avere un posticino nel cuore e forse anche nel portafoglio.

Senza alcuna vergogna o remora, la madre di Francesca Pascale qualche tempo fa riesce a infilare in tasca a Berlusconi un santino elettorale della figliola che alle municipali di Fuorigrotta aveva preso solo 84 voti, per l’esattezza.

A metà di gennaio, nel pieno dello scandalo delle notti di Arcore, il padre di Roberta Bonasia, 26 anni ex infermiera e aspirante miss, secondo le intercettazioni sospira, senza mostrare nessun bollore del suo sangue calabrese: «Mia figlia morosa di Silvio? Magari fosse, magari fosse!».

Fanno il tifo per le loro “creature” insomma e non si tirano indietro: comprendono, facilitano, agevolano l’amicizia con Berlusconi e in caso di tentennamenti i parenti dei bunga bunga, veri o presunti, bacchettano anche le figlie.

Il 23 settembre 2010 per esempio Barbara Faggioli, classe 1986, intercettata in una delle sue tante chiacchierate amichevoli con Nicole Minetti, racconta un frammento di una conversazione con il padre.

«Assolutamente Nico…ma basta ma che siamo sceme…ma oggi mi ha sgridato., oggi proprio ne parlavo con mio padre …mio padre proprio …eh però basta con ‘ste stronzate…il lavoro verrà come ha aiutato le altre aiuterà pure te …ma ascolta ma mi ha detto: sei da 17 anni appresso… le vuoi realmente bene, ti sei vista passare davanti e questa e l’altra e Giada, Isabella e Cristina ha detto..ma svegliati !!!!».

Poi aggiunge: «Mi ha detto anche perché se cambi idea e non vuoi più fare quel lavoro cioè metti qualsiasi cosa succeda… ce l’hai, la vendi, parti, te ne vai da qualsiasi altra parte». E la Faggioli ad Arcore portava persino il fratello.

Il signor Innocenzo Guerra invece, che di un’altra Barbara è papà, comprende, sa chi e quali luoghi frequenta sua figlia, almeno secondo quello che da mesi raccontano giornali e televisioni. Non solo, papà Innocenzo collabora con la figlia e dell’amicizia con il premier della figlia non fa mistero. C’è chi dice che sia nella schiera degli aspiranti suoceri, e come racconta Barbara stessa si sente con Berlusconi: «L’ultima volta gliel’ho passato per gli auguri di Natale».

In una conversazione datata 11 gennaio 2011 lui, che di mestiere fa l’imprenditore edile e si sta occupando della ristrutturazione della sede di Futuro e Libertà a Milano, dice alla figlia: «Gli volevo proporre se vuole mettere una microspia …c’ho le chiavi io dell’ufficio, ieri è venuto anche il senatore Valditara». E lei: «E si può fare?». Il signor Guerra risponde: «Io c’ho le chiavi».  «Allora glielo dico sub… cacchiarola. Non è qui sennò cazzo andavamo a casa sua subito», chiude la figlia.

In questa orgia di inviti, feste e famiglia la protagonista numero uno dello scandalo, ovvero la “Rubacuori” Ruby, il 7 ottobre racconta al fidanzato Luca Risso: «Io gli ho detto che ho detto tante cose, ma ne ho nascoste tantissime. Quelle cose le ho dette perché mi hanno messo davanti all’evidenza e non potevo negare…. Gli ho detto che io voglio almeno, da tutta questa situazione cioè, sinceramente, che ne esca qualche cosa, perché di tutta la situazione non me ne frega niente». Ma anche la marocchina dice qualche parolina al padre, che non sembra sia ignaro di tutto: «Anche riguardo al mio incontro con Berlusconi, hai capito? Non è uscito niente».

C’è altro ancora: oltre i soldi anche i vestiti. E farsi “dare” abiti come compenso per aver partecipato alla ”cena” è il consiglio che Ale, l’”amore” di Imma De Vivo, dà alla gemella napoletana, anche lei tra le giovani soubrette che hanno calcato la scena di Villa San Martino. Il ragazzo, poco prima delle 4 di mattina dell’8 gennaio, riceve una chiamata da Arcore. «T’ha dato i vestiti o no?», si informa. La De Vivo: «Ma io sono ancora qui, ma se me li da, me li da quando, prima di andare via. Ma io penso che non mi da niente». Il giovane si altera: «No, perché no scusa? Mi incazzo! oh! (…)». E quando lei chiarisce che «comunque…non faccio niente con lui”, Ale replica: ”Eh, ma sei scema? Ma anche se fai o non fai, fatti dare!».

Ultima in lista, ma prima o quasi d’importanza è l’arcorina numero uno Nicole Minetti. C’è una grande confidenza nel rapporto che lega Nicole al padre Antonio. Per lui, che ha 60 anni ed è titolare di diverse attività a Rimini, nonché legale rappresentante di una società di consulenza a San Marino, Nicole organizza una serata importante.

Lo invita il 22 settembre scorso a «una cena con ministri politici, Bondi, la Gelmini, imprenditori vari», e, volendo, «io posso fare un tavolo», spiega al padre la politica del Pdl. Dalle intercettazioni, Antonio Minetti risulta essere davvero a Milano, a fine settembre, in una cena istituzionale al Castello Sforzesco, quando si svolge la festa del Pdl. «Loro saranno al tavolo» seduti con Giancarlo, «uno ben inserito», gli spiega la figlia. Gli investigatori lo identificano in Serafini, ex sindacalista, parlamentare del Pdl. E mentre viaggia tra Rimini e Milano, il signor Minetti parla in inglese con la figlia e chiede: «Giancarlo cosa sa della tua relazione con l’altro tipo? Dei favori che fai con gli appartamenti e quel tipo di cose?». Il riferimento per i detective è chiaro: Silvio Berlusconi.

Se è vero che i figli so’ piezz’ e core, le intercettazioni regalano un quadro che fa riflettere: che le figlie si vedano a cena, dopocena e ammazzacaffè compreso, con altri riti non meglio identificati, con un settantenne, ai genitori delle “arcorine” e “olgettine” varie non fa nessun effetto (se non quello di avere un potente in famiglia).

Siamo storditi da questo basso livello di guardia dei sentimenti e dell’etica, perché ci eravamo illusi che i genitori e i fratelli e i fidanzati che spingono la figlia, la sorella o la fidanzata (ma qui, con più o meno virgolette attorno alla parola fidanzato, si incrocia il secondo mestiere più vecchio del mondo) appartenessero a un passato che il benessere avesse rimosso.

Invece dobbiamo renderci conto che non ci sono limiti alle ambizioni e che per raggiungere quelle ambizioni non ci sono limiti ai mezzi, né freni all’uso degli strumenti. Per quanto si stia bene, si cerca sempre di stare meglio, di andare avanti. Nulla di demoniaco in questo, anzi, questo è il propellente che spinge il mondo a crescere e l’umanità a migliorare.

Ma dobbiamo anche sapere che questa spinta nessuno potrà incanalarla nell’alveo delle regole non scritte ma che tengono assieme il tessuto connettivo di ogni società. Sotto quel tessuto ci saranno sempre forze che spingeranno in tutte le direzioni, senza regole, senza disciplina. Chi non ci sta, che è la maggioranza, deve stare attento e esserne consapevole. E anche essere consapevole che ciascuno di noi, che ci riconosciamo senza dubbio in quella maggioranza, quando si presentasse l’occasione di fare il salto, per qualsiasi ragione e con qualsiasi modo, da una condizione data a una migliore, troveremmo la motivazione per giustificarci, come fece il lupo con l’agnello e come fece Caino con Abele.

To Top