Google nuovo “Grande Fratello”: ci spia, ci scheda, sa tutto di noi, e lo fa per vendere pubblicità

Pubblicato il 13 agosto 2010 10:17 | Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2010 10:17

google Google “grande fratello” orwelliano del XXI secolo. Il più grande motore di ricerca del Mondo ci spia. Ci spia tutti, almeno tutti quelli che navigano su internet, lo fa in modo scientifico e lo fa ogni giorno. Non si sa in quale parte del mondo ha un archivio in cui, tra miliardi di informazioni, potremmo trovare il nostro nome e cognome, informazioni sulla nostra vita, sui nostri orientamenti sessuali e religiosi, sui nostri gusti. Tutte informazioni che poi Google Inc utilizza per fare pubblicità mirata. Un appassionato di automobili, ad esempio, si trova spesso a consultare siti di auto su internet. Come spiega in un’inchiesta “La Repubblica”, Google “cattura” queste informazioni, le inserisce nel profilo creato su quell’utente, e poi fa sì che quello stesso internauta ritrovi, negli altri siti che va a visitare, tutte pubblicità “su misura”, quindi di auto.

E perché lo fa? Perché Google Inc i soldi li fa vendendo pubblicità e, meglio ancora, vendendo la possibilità alle aziende di fare pubblicità mirata utente per utente, sfruttando quelle informazioni che ci “ruba” mentre navighiamo su internet. Tecnicamente quindi Google è una mega concessionaria di pubblicità che è riuscita a risolvere una volta per tutte l’antico problema del target. Tutto, però, a discapito della nostra privacy.

Secondo una ricerca dell’Università californiana di Berkeley, Google Inc (23,6 miliardi di dollari di fatturato nel 2009) è in grado di controllare e tracciare i movimenti di chi usa Internet sul 88,4% della rete. Direttamente e indirettamente. Nel primo caso sfrutta i suoi siti “cult”, come il motore di ricerca, il servizio di posta elettronica (gmail. com), Youtube, Google Maps, Picasa. Nel secondo caso utilizza i software gratuiti usati da milioni di bloggers, gestori di siti e aziende. Ad esempio Google Analytics (l’applicazione che permette di conteggiare il traffico di un portale) o AdSense, il servizio di inserzioni pubblicitarie. E ora è approdato anche nell’incantato mondo dei telefonini con applicazioni come Admobile e Android. In poche parole, la praticità e la gratuità dei prodotti la paghiano con l’annullamento della nostra privacy.

Non è un caso quindi che un rapporto di Privacy International, l’organizzazione no profit inglese che si occupa di monitorare gli attacchi alla privacy lanciati da governi e aziende, metteva già nel 2007 Google al primo posto della classifica dei “cattivi di Internet”.