Alberto Muraglia, vigile in mutande: “Uscivo per un’urgenza”

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 Ottobre 2015 17:04 | Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre 2015 17:07

IMPERIA – Timbrò in mutande perché stava intervenendo d’urgenza a far rimuovere un’auto. A raccontarlo ai cronisti è stato l’avvocato di Alberto Muraglia, il vigile urbano di Sanremo divenuto suo malgrado il simbolo dell’inchiesta sull’assenteismo denominata Stakanov. Muraglia, che ora si trova ai domiciliari, è stato interrogato per oltre un’ora in merito alle immagini filmate dalla Guardia di Finanza che lo immortalano mentre timbrava il cartellino in deshabillé. In sua assenza era la moglie, in vestaglia, ad assolvere al compito.

Per il legale difensore, Alessandro Moroni, una spiegazione ci sarebbe: “Si stava mettendo i pantaloni per andare a fare un servizio urgente per spostare un furgone che intralciava il mercato. Alle 6.23 timbra e alle 6.30 sul mezzo c’era la contravvenzione. Abbiamo i documenti che lo dimostrano e presto lo spiegheremo anche al pm”

Nell’inchiesta, denominata Stakanov sono state arrestate 48 persone, 35 ai domiciliari e 8 con l’obbligo di firma. Gli indagati sono complessivamente 196, un terzo della forza lavoro del Comune di Sanremo. “Non è giusto dire che è un assenteista – insiste l’avvocato Moroni – Tra l’altro non ha mai chiesto straordinari o altro. E’ sempre stato molto puntuale e preciso nel suo servizio. Non ha percepito un centesimo di straordinari o compensazioni”.

“Prove documentali dimostrano che il mio assistito non ha commesso scorrettezze – ha proseguito – Ci sono tutti gli elementi per poter chiarire ogni circostanza. Oggi era un interrogatorio importante per dimostrare che era sempre presente. Per la vicenda delle mutande va precisato che quella mattina era al telefono, stava chiamando il carro attrezzi per rimuovere un furgone in divieto di sosta”.

Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip scrive che Muraglia si sarebbe più volte assentato dal lavoro dopo aver timbrato il cartellino procurandosi “un ingiusto profitto” che è stato stimato come danno per l’ente pubblico in circa 1200 euro. Secondo l’accusa nelle timbrature anomale, Muraglia aveva coinvolto anche i familiari. Intanto l’avvocato Andrea Artioli, che difende diverse persone indagate, fa sapere che “nessuno” dei suoi assistiti ” risponderà alle domande del gip perché ci sono degli aspetti giuslavoristici che devono essere chiariti. In dieci giorni non è possibile difendersi dopo due anni di indagini. E le situazioni vanno precisate. Il danno erariale che è stato contestato ai miei clienti varia da 10 a 1800 euro”.