Alcoa, presidio operai sardi a Roma (foto). Petardi contro polizia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Ottobre 2013 22:08 | Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2013 22:08

ROMA – Presidio Alcoa: tensione davanti al ministero dello Sviluppo economico a Roma, dove hanno protestato gli operai dello stabilimento sardo. Al termine del tavolo tra Governo e sindacati una ventina di manifestanti ha lanciato grossi petardi contro la polizia. Un funzionario ed un agente sono rimasti lievemente feriti e sono stati medicati sul posto.

Gli operai avevano passato tutta la giornata di fronte al ministero. Prima di andare via sono partiti i petardi contro le forze dell’ordine. In seguito i manifestanti sono tornati tutti sui pullman per ripartire, secondo quanto riferito.

Tutto questo nella giornata in cui si è riaperto il negoziato tra Alcoa e Klesch per la vendita dello stabilimento di Portovesme. Il tavolo tra le istituzioni e i sindacati si è concluso intanto con la promessa di valutare la possibilità di un altro anno di cassa integrazione per i circa 500 lavoratori, di cui la multinazionale dell’alluminio aveva annunciato la mobilità, e una serie di appuntamenti: il 31 ottobre al ministero del Lavoro sulla cigs, il 6 novembre presso la Regione Sardegna per affrontare la situazione dell’indotto, dove diverse aziende hanno già inviato le lettere di licenziamento, e il 13 novembre al ministero dello Sviluppo per fare il punto sullo stato di attuazione del piano per il Sulcis.

Inoltre, entro fine novembre ci sarà un confronto tra Alcoa e Klesch per verificare se ci sono le condizioni per una conclusione positiva della vendita.

La finanziaria regionale sarda garantirà infatti il rapporto finanziario fra Klesch e Alcoa e un advisor esterno, concordato fra le due aziende, si esprimerà sul piano industriale del gruppo acquirente. Intanto il governo continua la ricerca di altri eventuali interlocutori e comunica che Alcoa ”ha già restituito” per cinque sesti i 295 milioni di aiuti di stato sotto forma di agevolazioni per l’elettricità per i quali l’Italia è stata condannata dalla Corte di giustizia Ue.