Alessandra Mussolini, debutto come pittrice: in mostra i suoi “Graffi” FOTO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Gennaio 2015 16:20 | Ultimo aggiornamento: 28 Gennaio 2015 16:20

ROMA – Le tinte accese, rosso e blu, di chi prende la vita di petto. O i toni più cupi, nero e oro, di chi si guarda dentro. E poi la forza delle spatolate date a istinto. Ci sono tanti modi per affrontare i ”graffi” della vita. ”Io – dice Alessandra Mussolini – invece delle sedute analitiche o di farmi venire l’herpes, ho scelto le tele”. È così che l’Eurodeputata di Forza Italia, tre figli, un nonno come il Duce e una zia come Sofia Loren, oggi membro della Commissione Libe dove per la Comunità Europea si occupa di terrorismo e sicurezza, si è ritrovata pittrice. Per di più subito al debutto con una personale intitolata proprio ‘Graffi’, dal 5 all’8 febbraio alla Galleria Plus Arte Puls di Roma.

”Non lo avrei mai pensato – ammette – Evidentemente avevo un bisogno di esprimermi che è venuto fuori. È qualcosa che parte da dentro, anche violento, che non puoi fermare”. Tutto è accaduto per caso. ”Mai preso un pennello in mano – racconta – A scuola, a educazione artistica, non ero brava, non sono un’appassionata d’arte e l’idea della tela bianca da riempire mi ha sempre turbato. Un giorno di settembre, però, sono uscita con mio figlio Romano e ho comprato tele e colori. Ho scelto l’acrilico, bello veloce come me, e ho cominciato a stenderlo con spatole, pettini e coltelli. Man mano che dipingevo, attraverso il colore che prendeva forma, ho visto quello che volevo realizzare. È sempre così, non penso mai prima a cosa farò”.

Senza uno studio, ma ”per terra, in soggiorno, con la tela in orizzontale perché la devo strapazzare” e ”con il grembiule indosso, perché può capitare che una volta faccio il ragù, una volta dipingo” in pochi mesi si è ritrovata con una ventina di quadri, rigorosamente senza cornice, che raccontano paesaggi urbani, palazzi, periferie e insieme i moti dell’anima, tra spatolate di colore corpose, ruvide e, soprattutto, graffiate. ”Mia sorella Elisabetta non ci credeva – dice la Mussolini ridendo – Mamma ha voluto vedere con i suoi occhi: una domenica, seduta in silenzio in salotto, mi ha guardato dipingere fino a che non ho finito. Zia Sofia? Ancora non ha visto nulla perché non ha Whatsapp e non ho potuto mandarle foto”. Ma non chiamatela ‘artista’, anche se nel curriculum conta anche un disco e una decina di film negli anni ’70 e ’80, da Verdone e Scola. ”Sono solo una persona che si esprime attraverso tela e colore – risponde lei – Cantavo o recitavo, perché non venivo da una situazione di benessere economico, come tante ragazze studiano e fanno la commessa”. Oggi, però, nella nuova vita da pendolare Roma-Bruxelles, racconta, ”guardo in modo diverso il paesaggio delle città. I palazzi che dipingo raccontano una solitudine, perché sono vuoti, senza un’anima. È la vita: poca realtà su un mare di astrattismo. I graffi sulla tela è quello che ti accade, nel bene e nel male. Dipingo per me – prosegue – e il risultato mi ha sorpresa perché sono riuscita a ritrarre quelle che vedo come periferie dell’animo umano. Ma mai pensato di mostrare i miei quadri, ne’ di venderli: sono come figli e solo mia mamma ne ha uno in ‘affido’. Alla mostra, li accompagnerò personalmente, in macchina, come fossero i miei bambini”. Paura dei giudizi? ”Un conto è il parere dei figli, un conto quello di un mondo che non conosco – conclude – L’importante però è che quando dipingo mi sento bene. E che finalmente ho superato il disagio della tela bianca” (foto Ansa).