Antonio Campanella, infermiere morto nell’alluvione a Genova: “Vado a vedere”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 ottobre 2014 17:12 | Ultimo aggiornamento: 10 ottobre 2014 20:01

GENOVA – Era uscito da un bar di via Canevari per controllare il livello del Bisagno quando è stato travolto dalla piena. È morto così Antonio Campanella, l’infermiere di 57 anni ucciso dall’alluvione la notte tra il 9 e il 10 ottobre a Genova.

Guarda le FOTO >>> Vista dall’alto – il Bisagno – i danni in centro

Operatore sanitario dell’ospedale San Martino in pensione da 4 anni, viveva in via Bobbio, a Staglieno, in un’abitazione che s’affaccia proprio su quel Bisagno che lo ha ucciso. Ha dato il “cinque” al barista e l’ha salutato: “Vado a controllare lo stato del torrente”. Ha percorso qualche decina di metri sul marciapiede che porta a Borgo Incrociati prima di venire travolto e ucciso dal fiume di acqua e fango.

Antonio, detto Aldo, voleva raggiungere alcuni amici che lo attendevano in un bar di Brignole ma non ha fatto in tempo. Il suo corpo è stato trascinato per metri dalla furia delle acque del torrente fino a finire contro il palo di una fermata del bus, a pochi metri dall’imbocco del tunnel di Brignole. E’ lì che lo hanno trovato i primi soccorritori arrivati subito dopo la piena. Per lui non c’era più nulla da fare.

Infermiere dal carattere gentile e disponibile, preparato e competente era cambiato da qualche anno. Da quando la madre era morta lasciandolo solo. Per lui, senza moglie e figli, lei rappresentava tutto quanto, la sua famiglia e il suo mondo. E da quel giorno non si era più ripreso completamente.

La sua vicina di casa, Sonia Siciliano, lo ricorda così: “Era una persona gentile e disponibile. Certo era molto riservato e non parlava mai di sé. Ma se avevi bisogno di lui potevi farci affidamento”.

Campanella era solito girare durante la sera nei bar per incontrare amici nella zona. “Preferiva uscire di notte – racconta Antonella Porcu – però non dava alcun fastidio e non lo abbiamo mai visto tornare ubriaco o molesto”.

Lo ricordano per la sua gentilezza anche i colleghi di lavoro dell’ospedale San Martino. Aveva lavorato per anni al Monoblocco poi, prima di andare in pensione, era passato al pronto soccorso. “Aveva un carattere introverso – spiegano al nosocomio – ma era sempre disponibile e pronto ad aiutare il prossimo”. Il Bisagno l’ha aspettato dietro l’angolo del suo bar preferito. E se l’è portato via per sempre.

(Foto Ansa)

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