Arte ai tempi dei social. Gara di like anche tra i musei…Storie di ordinaria fotografia

di Mascia Garigliano
Pubblicato il 23 novembre 2018 13:17 | Ultimo aggiornamento: 23 novembre 2018 14:41

ROMA – Quando realizzò il famosissimo “Autoritratto”, Vincent Van Gogh era rinchiuso nel manicomio di Saint-Rémy, caratteristica cittadina della Provenza. Correva l’anno 1889. Soffriva di disturbi mentali, precisamente alternava momenti di lucidità a gravi crisi di follia e nervosismo. Questo suo malessere si può notare nello sguardo allucinato e nelle vorticose pennellate blu che fanno da sfondo a quello che oggi definiremmo il suo “selfie”. Artista di origine olandese, passò la vita a dipingere migliaia di quadri, nella solitudine e nella depressione. Si suicidò a 37 anni, senza vendere neanche un’opera. Fu un genio incompreso, valorizzato solo dopo la sua morte.

E se, anziché vivere nel diciannovesimo secolo fosse vissuto oggi? Avrebbe fatto la stessa fine? Se avesse postato i suoi “Girasoli” sulla pagina Facebook, o la “Notte stellata” sul profilo Instagram…sicuramente avrebbe avuto milioni di followers, più della Ferragni e di Fedez messi insieme. Avremmo potuto acquistare su Amazon una maglietta con le sue stampe o una borsa con il suo brand. Lo avremmo visto a “Domenica Live” a rilasciare interviste sulla sua infanzia difficile, a parlare di suo padre, un pastore protestante che impartiva regole molto severe e rigide e a raccontare la sua esperienza nell’ospedale psichiatrico in cui, peraltro, sono nate opere e ispirazioni artistiche.

Tralasciando questa digressione surreale e alquanto bizzarra, c’è da dire che oggi l’Arte, considerata da sempre privilegio per una nicchia di estimatori, si è lasciata travolgere dai Social e si fa condividere da tutti. E’ sempre valido il detto: “Impara l’arte e mettila da parte. Anzi no, condividila su Facebook, Instagram e Twitter”. Per molti artisti contemporanei è così. Si fanno conoscere e pubblicano le loro opere attraverso profili e siti specializzati, dalla loro creazione alla vendita stessa.

Scattano foto di mostre, foto mentre sono in preda al loro estro creativo, foto coi pennelli in mano, foto coi fan che incontrano per strada. Raccolgono consensi, apprezzamenti pubblici e prenotazioni su commissioni. I musei seguono anch’essi questa tendenza. Secondo un’attualissima classifica (fonte Ansa) gli Uffizi di Firenze sono il Museo italiano più seguito su Instagram, raggiungendo 204.148 followers e superando il “Peggy Guggeneheim Museum” di Venezia, che ne deteneva il primato. Tra i musei statali e di arte antica in Italia gli Uffizi sono già primi da più di un anno. E nel mondo si classificano al 27esimo posto.

Tra i Paesi che seguono di più il Museo fiorentino su Instagram, dopo l’Italia, ci sono Usa, Spagna, Brasile e Gran Bretagna. Tra i post più apprezzati troviamo la “Venere” di Botticelli (con più di 14 mila visualizzazioni). Medaglia d’argento per la “Medusa” di Caravaggio e di bronzo per “Giuditta e Oloferne” di Artemisia Gentileschi (quota 10.000 circa). La contaminazione Social dell’Arte è un atto rivoluzionario. Democratico. Tutti possiamo apprezzarla e studiarla di più. Su Internet, comodamente seduti sul divano, ai Musei, ancora più suggestionante ed evocativo. Scriveva un lungimirante Van Gogh: “Non posso cambiare il fatto che i miei quadri non vendono, ma verrà un giorno in cui la gente riconoscerà che valgono più del valore dei colori usati nel quadro”. Un presagio, una realtà. Virtuale e non.

L'Arte ai tempi dei social. Gara di like anche tra i musei…Storie di ordinaria fotografia

Arte ai tempi dei social. Gara di like anche tra i musei…Storie di ordinaria fotografia (foto Ansa)