Artico si scioglie o no? Guarda le foto: ghiaccio più esteso, ma è più sottile

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 settembre 2013 11:44 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2013 11:46

ROMA – Il ghiaccio dell’Artico si scioglie o no? Le foto scattate tra maggio e agosto 2013 dalla Nasa mostrano i ghiacci estendersi per 5 milioni di metri quadri al Polo Nord. Ghiacci dunque molto più estesi del 4 milioni di metri quadri registrati nello stesso periodo del 2012, quando segnarono il record minimo degli ultimi 30 anni.

Chi vede le immagini potrebbe dunque pensare che i pericoli del riscaldamento globale sono sopiti e che il peggio per il pianeta sta passando. Un pensiero sbagliato, stando ai dati del satellite Cryosat dell’Esa, che del ghiacci del Polo Nord ha analizzato lo spessore. I ghiacci infatti sono più estesi, ma sono sempre più sottili. Nel 2013 altri 15 mila chilometri cubi di ghiaccio si sono sciolti, segnando un record di minimo per lo spessore. Questo implica dunque che la minaccia che il Polo Nord scompaia entro il 2020 è ancora attuale.

Al Polo Nord esistono due tipi di ghiaccio, quello “stagionale invernale” e quello “stagionato“. Il primo si forma ogni anno con il freddo e si riscioglie con il caldo, mentre il secondo impiega almeno 5 anni per formarsi e rimane per molti anni dopo la sua formazione. Lo stagionale è spesso circa due metri, mentre lo stagionato tra i tre e i quattro metri. Motivo per cui se anche più esteso, il ghiaccio al Polo Nord è di tipo stagionale e dunque destinato a sciogliersi. Mentre per riformare ghiaccio stagionato e persistente ci vorrebbero anni di clima favorevole.

Tommaso Parrinello, responsabile della missione Cryosat, ha spiegato a Giovanni Caprara del Corriere della Sera:

“«I dati del nostro satellite e di quelli raccolti da altri veicoli spaziali negli ultimi dieci anni — spiega Tommaso Parrinello, responsabile della missione Cryosat — ci mostrano che la diminuzione purtroppo adesso riguarda tutti i ghiacci artici, compresi quelli più vecchi. Avremo bisogno di approfondire ma la tendenza è chiara perché si nota come ad essere intaccate siano le aree vicino alla Groenlandia, quelle più stagionate»”.

Parrinello conferma così l’allarme già lanciato dall’Esa:

“«Progressivamente, se si continua a perdere — aggiunge Parrinello — la prospettiva è una scomparsa totale dei ghiacci artici in poco più di un decennio, dopo il 2020»”.

Carlo Alberto Ricci, che ha diretto l’European Polar Board e ora presiede la Commissione per l’Antartide, spiega a Caprara che il quadro per l’Artico è sempre più complicato. Le temperature al Polo Nord sono 2,5 gradi Celsius più alte del resto del pianeta e ciò lo rende vulnerabile e causa una costante perdita di ghiaccio:

“«Nel 2007 si è verificato un crollo consistente che ha squilibrato il sistema — ricorda Carlo Alberto Ricci, che ha diretto l’European Polar Board e ora presiede la Commissione per l’Antartide —. Una massa d’acqua calda originata nel Pacifico è entrata nel Mare Artico dallo stretto di Bering intaccando e sciogliendo soprattutto il ghiaccio pluriennale. Da allora la situazione è andata peggiorando e nessuna lieve ripresa ha permesso di guadagnare ciò che era andato distrutto»”.