Sull’asteroide Vesta c’è ossigeno e idrogeno: la scoperta della Nasa

Pubblicato il 21 settembre 2012 15:09 | Ultimo aggiornamento: 21 settembre 2012 15:09

ROMA – Il secondo asteroide più grande del Sistema Solare, Vesta, è ricco di idrogeno: è quanto indicano due articoli pubblicati sulla rivista Science e basati sui dati inviati dalla sonda Dawn, della Nasa. All’analisi di Vesta ha dato un contributo importante anche uno strumento italiano, lo spettrometro Vir, fornito dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e realizzato dalla Selex Galileo con la guida scientifica dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

Coordinate dagli americani Thomas Prettyman, del Planetary Science Institute di Tucson, e da Brett Denevi, del Hopkins University Applied Physics Laboratory, le ricerche sono state condotte anche con la partecipazione di tre ricercatori italiani dell’Inaf, Fabrizio Capaccioni, Maria Teresa Capria e Maria Cristina de Sanctis.

Vesta si trova nella fascia di asteroidi compresa fra Marte e Giove, dove cade più o meno la cosiddetta ‘linea della neve’, che separa la zona del Sistema Solare dove il calore è troppo elevato per consentire il deposito di composti volatili da quella dove i corpi sono ricchi di questi composti. Per la sua posizione, si pensava che Vesta mancasse di qualsiasi quantità significativa di idrogeno. Per questo la scoperta di composti volatili, in particolare quelli contenenti idrogeno, all’interno delle regioni più antiche di Vesta, ha sorpreso gli esperti. Si tratta di minerali che evaporando colorano la superficie del grande asteroide. 

Secondo gli scienziati è possibile che ghiaccio d’acqua possa essere presente presso i poli di Vesta. La spiegazione più logica, secondo i ricercatori, è che a portare i composti volatili su Vesta siano stati gli impatti con meteoriti ricci di acqua come le condriti carbonacee, gli stessi che più frequentemente colpiscono la Terra e che provengono dalle zone più lontane del Sistema Solare.

I ricercatori gruidati da Prettyman hanno trovato tracce di idrogeno nello strato roccioso che ricopre la sua superficie di Vesta, chiamato regolite; lo studio guidato da Denevi, e al quale partecipano i ricercatori dell’Inaf, ha dedotto la presenza, attuale o passata, di idrogeno su Vesta dalla caratteristica superficie costellata di depressioni attorno a due crateri di Vesta generati da impatti. Queste strutture, osservate anche su Marte, si formano quando un evento improvviso, come il calore generato dall’impatto di un meteorite,  lascia ‘fuggire’ i composti dell’idrogeno intrappolati nel terreno sotto forma di ghiaccio o di gas.

Complessivamnte i risultati delle due ricerche offrono nuove informazioni sulla distribuzione dell’acqua nel Sistema Solare: ”Pensiamo che gran parte di quegli impatti – osserva De Sanctis – sia avvenuto agli albori della vita dell’asteroide, e che ora vadano scemando. Se confermata, questa interpretazione – prosegue l’esperta – potrebbe darci indicazioni più precise su quando, nella storia del Sistema Solare, sia avvenuta la ‘consegna’ dell’acqua ai pianeti da parte di corpi come le condriti”.

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